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Mafie, Regioni, malgoverno e la chemioterapia della crisi

 

“L’assemblea di Articolo 21 di oggi si svolgerà non in base a relazioni di dirigenti ma a testimonianze di protagonisti sociali, che Articolo 21 vuol segnalare con le sue iniziative. parlo di Ottavia Piccolo, che cinquant’anni fa, a soli 10 anni, esordì nel cinema nella parte della figlia minore del Gattopardo…”. Così Federico Orlando, presidente di Articolo21 rispondendo ad un lettore sul quotidiano “Europa”.

Leggo che un’associazione a voi vicina, Articolo 21, terrà giovedì sera la sua annuale assemblea a Palazzo Incontri, dell’Amministrazione provinciale, in via dei Prefetti. Forse interverrà il candidato sindaco di Roma, Nicola Zingaretti. Mi ha colpito che l’Associazione abbia voluto far coincidere la sua assemblea col ventesimo anniversario dell’uccisione di Borsellino. Caso vuole, che alla ricorrenza si affianchi, con ulteriore senso di tragicità, l’iniziativa del presidente Monti di chiamare a Roma il presidente della Regione Raffaele Lombardo, per contestargli il baratro in cui ruberie clientelari, malcostume generale e malgoverno di tutti hanno precipitato la Sicilia; e chiedergli le dimissioni. Mi domando se non sarebbe ora di farla finita con un’autonomia speciale che ha diffuso mafia, ignavia e falso benessere fondato sulle elargizioni.
Alfio Carini, Napoli

Caro amico, questa rubrica non è la sede per rispondere a una domanda come la sua. Ne stiamo scrivendo e ne scriveremo in altre pagine. Lei deve ricordare che gli statuti speciali per la Sicilia, la Valle d’Aosta, il Trentino-Alto Adige, il Friuli-Venezia Giulia (cui s’aggiunse per mere ragioni di “lontananza”geografica la Sardegna) furono decisi in una fase storica in cui imperversava la cultura democristiano-comunista antiunitaria, in nome del decentramento regionale; e si riconobbero poteri speciali a regioni per le quali erano forti i timori di “indipendentismo”o di “secessionismo”. C’erano le mire francesi sulla Valle, quelle jugoslave su Trieste e Udine, i sentimenti filotedeschi degli altoatesini. Ma mentre le regioni autonome del Nord hanno tratto vantaggi dall’autonomia, oggi anacronistica, e la Sardegna ha saputo difendersi da fenomeni corruttivi del costume, la Sicilia è diventata una piaga per tutto il paese. Ha diffuso la cultura mafiosa all’intero Mezzogiorno e inquinato ogni luogo istituzionale, anche i meno sospettabili: dal Sacro Collegio (ricordiamo i cardinali siculi che negarono l’esistenza della mafia finché il sangue di Falcone e Borsellino provocò la denuncia di Pappalardo contro l’assenza di Roma), fino alla Corte di Cassazione, coi suoi giudici ammazzasentenze. Ai morbi regionali si è aggiunto quello nazionale, rappresentato dalla nomenklatura (politica e non politica), cioè le caste della casta, che – come scrisse Sergio Romano- , perduto qualsiasi sentimento patriottico, erano legate all’ “Italia” dal più solido dei vincoli: l’interesse personale. In una rivoluzione di vecchio modello, sarebbe l’intera classe dirigente, non solo siciliana o meridionale, da mettere al muro. Con le debite e numerose eccezioni. Come quelle di cui stasera darà testimonianza l’assemblea di Articolo 21. Si svolgerà non in base a relazioni di dirigenti ma a testimonianze di protagonisti sociali, che Articolo 21 vuol segnalare con le sue iniziative: parlo di Ottavia Piccolo, che cinquant’anni fa, a soli 10 anni, esordì nel cinema nella parte della figlia minore del Gattopardo: in lei si vuol segnalare la fedeltà ininterrotta alla libertà d’espressione, contro ogni forma di censura o bavaglio, cinematografico, televisivo, giornalistico, politico, istituzionale. Sarà dato il “Premio Giuntella” per la libertà d’informazione a Placido Rizzotto, nipote del sindacalista massacrato dalla mafia nel 1948 e che solo quest’anno ha avuto il riconoscimento del delitto politico, con funerali di Stato; a “Radio Siani”, l’emittente che porta il nome del cronista napoletano ucciso dalla camorra a 26 anni e che si batte contro la cultura dell’omertà; agli autori del libro Il Casalese, contro la banda cosentiniana; a Lucia Uva, che insieme a Patrizia Aldrovandi, Ilaria Cucchi, Domenica Ferrulli hanno lottato per un briciolo di verità sulla morte dei loro cari; ai dirigenti di “Lasciateci/entrare”, per l’ opera di sensibilizzazione sui centri di prima identificazione (che a qualcuno sembrano lager). Come vede, il paese ha bisogno di molte accette per tagliare i tentacoli della piovra, che lo strangola; e non basterà il polso fermo di Napolitano e di Monti, ci vuole il consenso degli italiani. Può darsi che la crisi economica, rendendo intollerabile Lo Spreco come quello siciliano (tolgo il nome al saggio del sociologo triestino-siciliano Danilo Dolci, di tanti anni fa), possa addirittura rivelarsi la medicina idonea per ridurre il cancro che ci divora.
Federico Orlando

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