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Decrescita e democrazia

 

La terza Conferenza internazionale di Venezia su decrescita, sostenibilità ambientale ed equità sociale (www.venezia2012.it) si svolgerà seguendo tre filoni: commons, work e democracy. Quest’ultimo aspetto si riferisce ai modi con cui realizzare la transizione verso un’economia dei beni comuni in una società di individui pienamente responsabili. La decrescita, infatti, può essere intesa come una necessità imposta dall’alto e subita soprattutto dalle popolazioni più deboli (catastrofi naturali, esaurimento delle risorse energetiche e alimentari primarie, spostamenti dei poli egemonici geopolitici, ecc.), oppure, all’opposto, dall’avanzare di una diffusa presa di coscienza di massa che trova le proprie autonome vie per una liberazione dai meccanismi ossessivi e distruttivi della ideologia capitalistica della “crescita infinita” delle produzioni e dei consumi. Non si tratta, quindi, di passare da una dittatura tecnocratica (la governance commissariata dagli economisti e dai banchieri) ad un regime della sobrietà e della parsimonia (affidato ai tagli della spesa pubblica e alle svendite dei patrimoni demaniali), ma di inventare e sperimentare un processo di affrancamento da qualsiasi forma di condizionamento dalle ragioni dell’economia. Non si tratta di sostituire una teoria accademica con un’altra (i chicago-boys con i neokeynesiani) e nemmeno una lobby industriale con un’altra (i petrolieri con gli imprenditori della green economy), ma di smantellare qualsiasi impianto di potere autoritario dell’economia sulla società. Si tratta uscire in radice dalla “volontà di potenza”, di dominio e di sfruttamento del genere umano e della natura, abbracciando una visione eco-sociale o bio-umanistica, come dicono i pensatori latinoamericani. “Uno stato di non-dominio”, ha scritto Miguel Abensour.

La crisi della crescita (diventata endemica e permanente) funziona per creare uno stato d’emergenza. Come scrive  Mario Pezzella ne La Repubbica dei beni comuni (scaricabile gratuitamente dal sito www.democraziakmzero.org): “è con questa arma, lo spettro del defoult, che il dominio della finanza si impone”. Un vero e proprio ricatto per far accettare alle popolazioni sotto schiaffo condizioni di lavoro e di vita sempre peggiori.

In questo quadro anche la “decrescita” rischia di subire una pericolosa “rivoluzione passiva” semantica: da provocazione radicale (fuoriuscire dall’economia della crescita) ad un più ragionevole e remissivo invito ad adeguarsi ad una condizione di progressivo immiserimento. La decrescita degli stili di vita (vivere con meno) come mitigazione “fai da te” degli effetti della crisi sulle famiglie. Al contrario la decrescita dovrebbe spingere ad opporsi attivamente a qualsiasi forma di passivizzazione, di alienazione, di accettazione acritica di condizioni imposte dai meccanismi e dalle logiche del mercato. Austerity, compresa.

Decrescita e democrazia sostanziale, quindi, sono concetti e pratiche complementari.

La prospettiva della decrescita rappresenta un tentativo di riformulare l’idea democratica verso modelli partecipati, decentrati e di responsabilità ecologica e intergenerazionale ispirati a principi non gerarchici che non siano quelli della preservazione dei beni naturali e culturali e della loro equa utilizzazione. Una trasformazione dei sistemi di organizzazione dei poteri, delle sovranità politiche e dei modelli di governo pubblico all’interno di una consapevolezza sociale ed ecologica più profonda capace di porsi in relazione con i temi della sostenibilità e della giustizia sociale e ambientale tra persone e popolazioni di paesi diversi e di generazioni differenti, che si sposti dal primo al secondo gruppo:

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  • Dominio della ragione economica e della proprietà. Totalitarismo del mercato che cattura ogni cosa: pervasività, eteronomia. Lex mercatoria neocorporativa (Soft Law).
  • Potere verticale, concentrato, gerarchico.
  • Post-democrazia (mercato della politica).

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  • Formazione della cittadinanza attiva, autodeterminazione, auto-organizzazione, autogoverno, auto-nomia, capacitazione, empowerment, corresponsabilità.
  • Potere condiviso, disperso, partecipato e inclusivo, orizzontale e rispettoso.
  • Democrazia sostanziale, territoriale e progressiva.

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La transizione verso una società della decrescita rappresenta una sfida e contemporaneamente un’occasione per il ripensamento dell’idea democratica. Da una parte si devono criticare le forme della dipendenza politica dai modelli della crescita che governi e istituzioni democratiche hanno sviluppato fondando le basi del consenso sulla promessa illusoria di un miglioramento illimitato delle proprie possibilità di consumo. Dall’altra la prospettiva della decrescita può contribuire ad illuminare criticamente il problema del potere e dei modelli di governo e allargare il senso e le forme della partecipazione democratica.

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