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Elezioni in Francia. Hollande, favorito nei sondaggi, scompagina Sarkò e l’Europa della rigorista Merkel

 

Vittoria ai punti per Hollande nell’unico confronto televisivo prima del ballottaggio del 6 maggio. Troppo teso Sarkozy, stizzoso, al limite dell’insulto (“lei Hollande è un calunniatore, è un bugiardo”, ha ripetuto varie volte), si è trovato in difficoltà di fronte alle argomentazioni puntigliose sui dati della crisi economica, forniti da un Hollande a suo agio davanti alle telecamere, tanto da sembrare disteso e rassicurante. E che sia favorito nella sfida contro lo “smemorato” Sarkò, lo dicono anche i sondaggi e il clima cambiato a livello delle cancellerie europee nei confronti della politica rigorista fin qui benedetta dal duo Merkel-Sarkò. Ma anche le centinaia di migliaia di messaggi Twitter che hanno certificato in tempo reale un pubblico attento al duello televisivo, in forte maggioranza d’accordo con le tesi e le risposte del leader socialista.

E’ bastato, comunque, lo stornir delle foglie parigine con il voto favorevole al primo turno per il candidato socialista Hollande, che subito un’Europa depressa dalla recessione, a  partire dai PIIGS fino agli austeri banchieri della BCE, ha avuto un sussulto di orgogliosa autonomia dalle ricette prussiane della Cancelliera Merkel. Tutti i capi di governo si sono gettati lancia in resta a cavalcare le ricette economiche proposte da Hollande nel suo programma (“il cambiamento ora!”), specie laddove si impegnava in piani di sviluppo coordinati a livello comunitario o anche quando ipotizzava un nuovo ruolo della BCE, degli eurobond, della Tassa sulle transazioni finanziarie, sull’avvio di piani europei per la costruzione di infrastrutture. Insomma, da neo-liberisti, il giorno dopo il primo risultato delle presidenziali francesi, un gruppuscolo di governanti si sono scoperti fieri keynesiani.

E il rigore, l’austerità, la difesa della moneta e del mercato? Parole mai dette? Forse, sono stati tutti male interpretati dai media, così come molti economisti monetaristi alla Friedman e tanta stampa italiana ed europea, roccaforti delle tesi della Scuola di Chicago. Va ricordato, tra l’altro, come commentava Le Monde, che in 27 paesi dell’Unione ci sono solo 6 paesi a guida socialdemocratica, più altri 2 (Grecia e Italia) dove forze di sinistra insieme al centrodestra sostengono due esecutivi tecnici. Un panorama non certo favorevole alle tesi più dirompenti, di stampo keynesiano, del socialista Hollande e dei socialdemocratici tedeschi, contrari all’introduzione del rigido Fiscal Compact iperliberista nei Trattati europei, così come a inserire nelle varie costituzioni l’obbligo del pareggio di bilancio, già ratificato da tre paesi in crisi: Portogallo, Grecia e Italia.

Una vittima politica, comunque, il cambiamento del vento francese l’ha già fatta: è Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo e primo ministro cristiano-sociale del Lussemburgo, che si si è dimesso dalla carica di « coordinatore » dei governi aderenti all’Eurozona, proprio perchè, ha dichiarato superata la fase rigorista impostata dal direttorio Merkel-Sarkò: « E ‘chiaro che dobbiamo completare la politica di una strategia di crescita europea. Questo non è necessariamente una questione di Trattato, ma è una questione da trattare ».  Un cambiamento che sembra stia conquistando anche la « madre » del Fiscal Compact dell’Unione, la  cancelliera  Angela Merkel  che con toni più morbidi ha ultimamente riconosciuto che « abbiamo bisogno di crescita ».

Si confermano, intanto, i dati dei sondaggi che danno per vincente il leader socialista, anche se di poco nei confronti dell’attuale presidente conservatore. Ma si intensificano anche le querelle su due temi: l’accaparramento dei voti dei centristi di Bayrou e dell’elettorato della destra radicale ed euroscettica della Le Pen, da una parte; gli scandali per i finanziamenti illegali delle elezioni presidenziali del 2007 a favore di Sarkò.
Il sito Mediapart ha rilanciato l’accusa a Sarkò di essere stato finanziato dal dittatore libico Gheddafi nel 2007 per 50 milioni di euro. Lui ha smentito, ma il sito scandalistico ha riconfermato la sua inchiesta. Un altro mattone sulla testa di Sarkò (sempre da uno scoop del sito Mediapart), l’inchiesta giudiziaria sui finanziamenti illeciti che sarebbero stati versati dalla Liliane Bettencourt, la proprietaria del colosso dei cosmetici L’Oréal.

Intanto, la “Delfina” del partito neofascista PN, la nuova “Giovanna d’Arco”, Marine Le Pen ha mantenuto la sua promessa di dare l’indicazione al suo elettorato (uno spettacolare e inaspettato 18% al primo turno delle presidenziali) di votare scheda bianca al ballottaggio, perché a suo giudizio Sarkozy  è una “nuova delusione”, mentre Hollande è una “falsa speranza”. Ma si capoisce che tra i due, quello che sarà maggiormente penalizzato sarà proprio Sarkò, che in questi ultimi giorni ha virato ancora più a destra il tono della sua campagna elettorale nella vana speranza di accappararsi i voti dei simpatizzanzi della Le Pen. Quest’ultima, ovviamente, non vede l’ora di ritrovarsi un Sarkò perdente al termine degli scrutini di domenica prossima, per poi raccogliere i voti in uscita dell’elettorato di destra alle prossime elezioni legislative del 10 giugno ed entrare così a testa alta tra gli scranni dell’Assemblea Nazionale. Si profila insomma per i prossimi mesi una radicalizzazione dello scontro politico in Francia, come non si vedeva dagli anni Settanta.

Nei tre sondaggi, infine, pubblicati alla vigilia del duello televisivo tra i due sfidanti, Hollande viene previsto favorito tra il 53 e il 55% degli elettori, contro il 45 – 47% di Sarkozy. Nel dettaglio : Hollande avrebbe il 54%  contro il 46% dei voti di Sarkozy, secondo un sondaggio Ifop-Fiducial per Europa 1, Paris Match e Public Senat ;il 53% dei voti contro il 47%  di Sarkozy, secondo l’Ipsos France Télévisions, Radio France e The World Monday ;per il VOD e LCP, il candidato socialista è dato vincitore, 6 maggio, con il 55% dei voti, contro il 45% del presidente uscente.
Importante è, sempre secondo i sondaggi, l’orientamento degli elettori della Le Pen e del candidato neocentrista Bayrou: tra i votanti della leader del PN, i favorevoli ad Hollande oscillerebbero tra il 14 e il 18%, i pro-Sarkozy tra il 43 e il 54%, gli astenuti tra il 26 e il 39%; tra gli elettori di Bayrou, invece, la forbice pro-Hollande si situerebbe tra il 28 e il 41%, a favore di Sarkò tra il 31 e il 40%, mentre non voterebbero tra il 23 e il 41%.

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