Il sogno del Cavallo, un precario nel Cda della Rai

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E’ opportuna una premessa, per evitare il tourbillon delle autocandidature. Sebbene io sia un precario, non parlo per me ma penso di parlare per molti dei precari di quest’azienda dove sono felice di lavorare. Quindi, leggete questa mia come una provocazione.

Il Presidente del Consiglio Mario Monti sta leggendo i curricula di coloro che si propongono di prestare servizio come consigliere di amministrazione della Rai. I curricula arrivano ma al Presidente del Consiglio, così attento alle necessità dei più giovani di questo Paese che, a suo avviso, sono quelli che in questa crisi ci stanno rimettendo maggiormente, voglio lanciare una proposta. Scelga, per ricoprire un incarico nel Cda dell’azienda di servizio pubblico radiotelevisivo, un precario. In Rai ce ne sono tantissimi. E tutti preparati. Curricula eccellenti, lauree ed esperienza maturata sul campo.

Perché la storia del precariato in Rai è una storia fatta di anni ed anni di gavetta. Presidente Monti: nel bacino del precariato può trovare competenze certe. Le trova tra giornalisti precari, assistenti precari, programmisti registi precari, tecnici precari, consulenti precari. Donne e uomini che quest’azienda la fanno vivere, guadagnando stipendi che non sono minimamente paragonabili a quelli dei nomi eccellenti ed importanti (in termini di esperienza e capacità) che stanno uscendo in questi giorni. Insieme a quei nomi ci sta bene uno di loro. E chiunque, sarebbe disponibile a ricoprire questo incarico anche a parità di stipendio. Perché c’è in loro la passione e la voglia di costruire futuro.

Sarebbe una scommessa positiva per questa azienda. Vede presidente Monti, non c’è chi più di un precario che speri in un cambio di rotta del cavallo di Viale Mazzini. Perché – dobbiamo dirlo – c’è una sorta di conflitto d’interesse. Ma, in questo caso, non si preoccupi di questo status perché, almeno questa volta, è positivo. Se l’azienda vive ci sarà qualche speranza per chi ha fatto 6, 7 10, a volte 20 anni di precariato nei diversi settori. E’ c’è, quindi, la volontà, la forza e la testardaggine di progettare un futuro migliore.

E poi, Presidente Monti, di fronte a tecnici e politici che vogliono dare un segnale di novità, che vogliono riavvicinare la politica e la cosa pubblica al cittadino, chi fra i partiti avrebbe il coraggio di dire no: “lui no”. O “lei (con la minusola) no”. Rivolgendosi, ovviamente, ad un precario o ad una precaria. Quindi, parliamoci chiaro, sarebbe anche una nomina “facile” da far passare.

Anche dall’opinione pubblica, composta a maggioranza relativa da genitori che non riescono a trovare un lavoro per i figli se non precario, si alzerebbero grida di giubilo per una scelta che senza alcun dubbio sarebbe innovativa e in controtendenza.

Inoltre, Presidente, le assicuro che un precario nel Cda significherebbe anche un lavoro sui tagli almeno pari a quello di Bondi. Perché se lei parlasse con un precario della Rai, certamente le saprebbe dire dove stanno gli sprechi, quali sono le cose che dovrebbero essere tagliate e anche dove si dovrebbe investire.

Infatti, Presidente Monti, tra i precari c’è, ad esempio, una grande conoscenza dei nuovi strumenti di comunicazione. I precari sanno bene cosa significhi convergenza multimediale. Perché – parlo della mia categoria, quella dei giornalisti – nella vita hanno lavorato in radio, in tv, su internet, sulla carta stampata. Hanno fatto i cronisti di strada. Si sono inventati molte volte progetti e lavori per vivere. Sono donne e uomini che nei giorni di pausa tra un contratto e l’altro, usano quel tempo – zaino in spalla e chilometri nei piedi – per conoscere il mondo. O nel tempo libero studiano per crescere. O, ancora, si aggiornano perché devono restare al passo coi tempi perché l’unica arma a loro disposizione per continuare a lavorare è la creatività e la conoscenza. Conoscono modelli televisivi nuovi, immaginano format a basso costo perché sanno che il denaro ha un valore importante. E se dopo 10 anni molti sono ancora precari, è perché nessuno ha mai forzato per avere un posto al sole, ma ha preferito, lavorare umilmente.

Molti sono abituati a lavorare ben oltre l’orario previsto, perché il posto te lo devi mantenere, perché in un’azienda che può scegliere di fare a meno di te, tu scegli di fare tutto il possibile per diventare indispensabile. Flessibilità straordinaria, dunque, in entrata ed in uscita. Una gioia per la Ministra Fornero. Oppure lavorano tanto perché continuano ad avere la certezza che possono crescere professionalmente dimostrando che meritano, confidando in un sistema meritocratico.

Se la ricorda, Presidente Monti, la bellissima gag di Ugo Tognazzi e Gianni Agus tra il pittore e il povero nero. Ecco, i precari sono il povero nero e lei, Presidente, potrebbe essere il pittore. E i precari chiedono: “Pittore, non sono che un povero nero ed un favore ti chiedo. Il signore tiene accanto anche i neri che hanno pianto. Tra gli angeli, ti prego, metti un angioletto nero”. Le assicuro però, che alla fine, la gag non finisce nello stesso modo. Il povero nero tirava fuori una lettera di raccomandazione. In questo caso, la rassicuro, non è così.


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