Un’aereo che cade, il passeggero che urla di più ed il vaccino per l’ anti-politica

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di Michele Orezzi*

Uno dei problemi dei partiti nazionali italiani è il personalismo.
Una volta erano i contenitori a scegliere i leader, ora sono i leader che si costruiscono i contenitori a propria immagine e somiglianza e li etichettano con il proprio nome: “Con tizio”, “Caio presidente” o “Amici di Sempronio”.
Non solo.

Ma li gestiscono a colpi di elezioni per acclamazione e documenti congressuali unici non emendabili: la tomba della democrazia di una qualsiasi discussione di merito. Più nel centrodestra ma anche nel centrosinistra, alcuni influenzati dai “signori delle tessere” del sud, altri dagli “amici del cemento” del nord, altri ancora imbottiti così tanto di retorica leaderista da offuscare tutto il resto. Un po’ come se il contorno fosse così buono da far dimenticare la pietanza principale.

Ora: la politica per riacquistare la credibilità che tanto le serve per limitare l’anti-politica, deve ripartire dai contenitori e riempirli di idee e di democrazia. Solo poi si devono capire le gambe sulle quali poggeranno programmi elettorali e l’alternativa per cambiare in meglio questo Paese. Però in maniera democratica: sulla base di maggioranze e minoranze formate da differenze di prospettive e non di spartizione di seggiole e potere. E con almeno un orecchio (meglio due!) teso verso l’esterno, verso le parti sociali, le associazioni e alcuni comitati e movimenti che sono la vera immagine del Paese: ripartire dai loro mal di pancia, dalla loro indignazione, dalla voglia di lavoro, dalla difesa dell’istruzione  e degli altri beni pubblici, per iniziare a stendere la ricetta della cura per questo Paese malato.

Così deve fare la politica se vuole sopravvivere al virus dell’ anti-politca, iniziando dai simboli. Un fioretto elettorale? Sindaci e capi di coalizioni a parte, al prossimo giro elettorale votiamo solo simboli che non prevedano nome e/o cognomi nel simbolo: basta etichette, basta contorni, rimettiamo al centro la politica o vincerà la teoria “dei tecnici” e col perdere di politica e democrazia, perderemo tutti.

Mettiamola così: se siamo su un aereo che sta cadendo, non ha senso mettere al posto di un pilota idiota, il passeggero che urla di più. Serve “solo” un pilota capace. Prima capiamo però dove deve andare l’aereo, poi scegliamo il pilota. Tutto il resto è burlesque.

* Coordinatore Nazionale Unione degli Universitari


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