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Trieste ricorda Anna Politkovskaja. Ragusa dimentica Giovanni Spampinato

 

Venerdì 27 aprile a Trieste, nel corso di una cerimonia pubblica,  è stata inaugurata la nuova sala stampa del Comune, intitolata alla giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006, divenuta un simbolo della battaglia per affermare la libertà di informazione un nome che si vuole indicare come esempio di coraggio e di impegno professionale.All’inaugurazione hanno partecipato il sindaco di Trieste Roberto Cosolini, la vice sindaco Fabiana Martini, il segretario generale della Fnsi Franco Siddi e i vertici del sindacato e dell’ordine regionale dei giornalisti.
A Ragusa invece è stata chiusa in data imprecisata e senza darne comunicazione la Sala Stampa “Giovanni Spampinato” inaugurata nel 1995 dall’Amministrazione Provinciale di Ragusa e dedicata, in segno di omaggio, al giornalista di Ragusa, corrispondente dell’Ora e dell’Unità, assassinato 40 anni fa, il 27 ottobre 1972.

La Sala stampa Giovanni Spampinato fu inaugurata il 22 luglio 1995 alla presenza delle autorità locali, del presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, Mario Petrina, e dei genitori di Giovanni Spampinato, con l’impegno di onorarne la memoria. Nel 2007 al cronista di Ragusa è stato conferito il Premio di Giornalismo Saint Vincent speciale alla memoria ”riconoscendo in lui la memoria di tutte le altre vittime” nel campo del giornalismo. La sua figura è stata indicata come esempio di impegno civile e professionale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e da numerose personalità. “Guai se Ragusa dimentica Giovanni Spampinato”, disse don Luigi Ciotti nel 2009.

”Giovanni Spampinato – dichiarò nel 2007 Giorgio Napolitano – ha onorato la professione giornalistica e  i valori di verità, legalità e giustizia. È importante che si rifletta sul giornalismo di inchiesta attraverso la storia dei cronisti come lui che in ogni parte d’Italia hanno offerto significative testimonianze di coraggio professionale, di impegno civile e di dedizione ai principi costituzionali di democrazia e libertà. Queste storie, drammatiche ma esemplari, vanno conosciute come parte essenziale di una memoria condivisa da trasmettere alle nuove leve del giornalismo e alle nuove generazioni”.

Hanno detto di Giovanni Spampinato:
Vittorio Nisticò:
L’uccisione di Giovanni Spampinato aggiunse alla storia del giornale L’Ora, e del giornalismo italiano, una pagina autentica, essenziale nella sua semplicità, e insieme epica, da consegnare alla storia nazionale. Era il più giovane e il più promettente dei nostri corrispondenti. Faceva parte della generazione del Sessantotto.
Visse con noi la straordinaria avventura di un cronista impegnato fino al punto di pagare col sangue la sua passione civile e il suo coraggio.
Ricordo il nostro titolo a tutta pagina: “Assassinato perché cercava la verità”. Ha cercato la verità “a prezzo di sangue”, sottolineai nel breve editoriale che improvvisai sul bancone della tipografia. La morte di Giovanni scaricò sulla piccola comunità del giornale un altro fardello di dolore e di lutto. Ci colpì mentre eravamo ancora afflitti dai dolorosi fragori del “caso De Mauro”, sparito due anni prima nel nulla. Nel 1960 avevamo perso il giovane e brillante corrispondente da Termini Imerese, Cosimo Cristina…
“Ancora il tragico segno della violenza lungo il duro cammino di questo giornale…” scrissi. Quella constatazione attraversò come un lampo i nostri pensieri e ci accomunò nel dolore e nella fierezza. Sull’onda dell’emozione, i giornalisti di Milano assegnarono a L’Ora il celebre Premiolino. Partecipai alla premiazione al Bagutta insieme a Vincenzo Consolo. Il nostro piccolo giornale visse un attimo di gloria grazie a Giovanni Spampinato. Anche per questo lo ricordo sempre con gratitudine e gli rendo onore insieme alla sua famiglia e alla splendida sinistra di Ragusa, perché Giovanni era figlio dell’una e dell’altra.

Mario Genco L’Ora 28 ottobre 1972
“Mettiamo anche lui, quest’altro morto nostro, sul conto della Sicilia dell’indifferenza, della collusione e dell’intrigo, dell’agguato e del ricatto: per la parte che in tutte queste cose le compete lo mettiamo sul conto di una parte di questa città, Ragusa, quella dei suoi galantuomini abituati al consenso, al silenzio.  Giovanni Spampinato per tenace coscienza e serena tradizione di famiglia si era scelto l’altra parte: coraggio brava gente, adesso almeno lui non parlerà più.
Questo è un omicidio in nome collettivo, e si è andato compiendo per le strade e le piazze, tutte le
strade e le piazze di questa città, nelle cancellerie di tribunale, negli uffici della gente che conta, nella città
che conta, nei rapporti di polizia, nella trama dei silenzi e delle omissioni”.

Giorgio Frasca Polara:
Era un cronista di impegno civile, proteso non tanto al “colpo” professionale che si esaurisce con la vampata
di un titolo a nove colonne, quanto piuttosto il servizio che armonizza l’importanza della notizia con la
necessità e la cura di una informazione complessiva che è attenta quindi, in primo luogo, alla
prospettiva sociale e politica in cui il fatto si colloca.

Emanuele Macaluso:
La storia di Giovanni Spampinato racconta una vicenda esemplare. Ci ricorda come funzionava il sistema di potere
in Sicilia e nel Sud, nel 1972, quando fu ucciso a Ragusa questo giovane e coraggioso giornalista.
Molti magistrati nell’esercizio delle loro funzioni coprivano i “signori“ e i potenti della politica, che a loro
volta coprivano quei magistrati. Erano anni torbidi, era in corso, dopo il ’68 e le grandi lotte sociali del ’69-’70, una
controffensiva di destra, non solo sul piano politico, di governo, dato che riemergevano gruppi eversivi che
seminavano stragi, uccidevano. Dalla sua provincia del profondo Sud, dove lo scontro sociale e politico era stato
durissimo, Giovanni denunciò fatti di cronaca politica e di cronaca nera intrecciati e inquietanti. Seguì con scrupolo
le pecche delle indagini sull’assassinio di un notabile e le attività più che sospette del figlio fascista di un magistrato.
Per quello scrupolo fu assassinato. Nonostante tutto quel che è emerso, i processi non gli hanno reso giustizia.

Vincenzo Consolo:
In Sicilia l’impegno civile dei giornalisti è stato pagato con una strage di cronisti. Otto morti dal Dopoguerra. Dopo
Cosimo Cristina e Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato fu il terzo cronista del giornale L’Ora ad
essere eliminato. Scriveva, Spampinato, dei rapporti, nel Ragusano, tra i fascisti e la malavita organizzata. Gli
assassinati de L’Ora, un giornale di frontiera che per primo, e da solo, si è occupato dei legami fra mafia e
politica, subendo, nella sua sede palermitana, un attentato con bombe. Di mafia e potere politico si occupava L’Ora,
ma anche di quel fascismo carsico che di tempo in tempo riemerge, come oggi in questa Italia governata da
Berlusconi. Quell’“eterno fascismo italiano”, di cui ha scritto Carlo Levi, contro cui si scontrò Giovanni
Spampinato nella sua ricerca di verità, pagando con la vita. La sua storia è simile a quella di tanti altri cronisti,
scrittori, magistrati, umili servitori dello Stato uccisi per il loro senso del dovere civile e della dignità umana.

Luca Telese:
Non aveva scelto la vita comoda né la carriera, Giovanni. Era un cronista irregolare nel senso migliore del
termine: ovvero non faceva sconti a nessuno. Non concepiva che si potesse essere corretti e garantisti solo
con alcuni. E nemmeno sottomesso e accondiscendente con i piccoli-grandi potenti del suo mondo. Così il suo
destino è stato segnato: ribelle al potere, corretto e garantista con tutti, perfino con il suo assassino.

Lirio Abbate:
Raccontava la verità, Giovanni. Lo faceva senza diffamare nessuno, segnalando il puzzo di mafia che i siciliani
imparano a distinguere fin da giovani. Spampinato lo riconosceva perché aveva nel Dna la cultura della
responsabilità e perché lavorava “con quei matti” de L’Ora, che si divertivano a fare un giornale di denuncia
duro come la roccia. Il libro racconta il coraggio di questo giovane assassinato nel ragusano,ma descrive anche il
forte e profondo dolore dei familiari che subirono la violenza dell’omicida e il parossistico tentativo dei suoi
influenti genitori di liquidare l’assassinio di un cronista di 25 anni come la morte di un cane rabbioso.Alberto
Spampinato ci riporta alla mafia, a un miscuglio di insabbiamenti, depistaggi, contrabbando, traffici illeciti,
trame nere e a oscuri moventi e sentenze di favore per coprire l’omicidio di un bravo giornalista.
Il Foglio 13 ottobre 2007 :
Studente e giovane giornalista dell’Ora di Palermo, fu assassinato perché aveva dato una
notizia di troppo. Si oppose apertamente a una regola del quieto vivere, pacificamente accettata da
molti suoi colleghi che lavorano nelle città di provincia: è meglio lasciare nel cassetto le notizie
sgradite ai potenti del luogo.

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