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Algerini rimpatriati. Si torna a chiedere il reato di tortura

 

Il ricorso allo scotch… “sia pure accompagnato da rudimentali accorgimenti per assicurare la respirazione e dettato dalla comprensibile concitazione del momento non appare corrispondere a nessuna delle misure coercitive previste anche a livello europeo” Stando all’informativa urgente fornita dal Ministro Cancellieri in data odierna in merito all’episodio dei due cittadini algerini rimpatriati su un volo Alitalia, ritratti con la bocca tappata dal nastro adesivo, si sarebbe trattato di un episodio eccezionale e dovuto ai momenti di concitazione e alla resistenza opposta dai due uomini che avrebbero cominciato a mordersi le labbra come atto autolesionistico appunto per evitare il rimpatrio. Da quì la decisione di applicare delle mascherini sanitarie e fissarle con lo scotch…
Non una costante dunque, sostiene il Ministro, ma un eccezione capace però di essere… “percepito nella coscienza collettiva come offensivo della dignita’ della persona”.

Un “offesa alla dignità della persona” su cui è stato aperto un fascicolo di inchiesta da parte della Procura di Civitavecchia e che oltre a scuotere profondamente l’opinione pubblica ha provocato le reazioni sdegnate della politica e del mondo dell’associazionismo che troppe volte aveva denunciato casi simili, se non peggiori.

Molto duro il comunicato diramato a tal proposito dall‘Asgi: “ ASGI chiede che vengano individuati e perseguiti i responsabili del trattamento inumano e degradante inferto al giovane Tunisino. Siamo di fronte ad una grave violazione dei diritti umani fondamentali da parte delle forze dell’ordine, che dimostra che nei luoghi dove i legali o l’opinione pubblica non può accedere, come quelli deputati alla detenzione amministrativa, si crea un terreno fertile per gli abusi e le violazioni.”

Abusi e violazioni che sarebbero facilmente ascrivibili sotto la dicitura “tortura”… se solo il reato di tortura fosse stato inserito nel nostro codice penale.
Una richiesta che viene perpetrata da anni ( non ultimo nell’accurato rapporto sullo Stato delle carceri curato dalla Commissione diritti umani del Senato, presieduta da Pietro Marcenaro depositario tra l’altro di un emendamento specifico al ddl sull’adeguamento alle disposizioni della Corte penale internazionale) senza alcun risultato effettivo  e che viene nuovamente rilanciata oggi da parte dell’Unione delle Camere penali con la richiesta al Governo di “fare propria la proposta attualmente in discussione ( ndr. in riferimento all’emendamento Marcenaro)”, e un appello alle forze politiche perche’ “continuano ad emergere notizie sul fatto che trattamenti disumani e vere e proprie torture non sono affatto estranei al contesto italiano”.

Il caso dei due algerini, commentano i penalisti “…e’ solo l’ultimo esempio di una lunga storia di trattamenti disumani purtroppo perpetrati anche nel nostro Paese. Dai casi di Cucchi e Uva, alle passate spedizioni punitive all’interno delle carceri, in Sardegna e altrove, e ancora quelli noti e meno noti che tutti i giorni dimostrano che anche nel nostro Paese esiste questa pratica illegale”.

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