Il nastro bianco e rosso del Nucleo Ecologico dei carabinieri avvolto attorno al cancello d’ingresso della villa comunale di Cassino in realtà è una macchia nera sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, che conferma i sospetti dei soliti malpensanti, ossia che sugli appalti milionari si siano tuffati molti appetiti di imprese senza scrupoli. In fondo era ciò che si temeva fin dall’inizio, quando fioccavano protocolli con le forze di polizia per prepararsi ad “attenzionare” bene come venissero spesi i tantissimi soldi arrivati in Italia per cercare di rivitalizzare servizi e opere pubbliche dopo la crisi covid. Qui, nella città più importante della provincia di Frosinone, il consorzio che si è aggiudicato i lavori di riqualificazione del polmone verde del centro urbano invece di rinforzare l’area con terreno vegetale, come prevede il bando, ha interrato rifiuti speciali, contaminati da metalli pesanti. E’ la solita storia dell’occultamento illecito di rifiuti sottratti allo smaltimento legale e costoso. A pochi chilometri di distanza, in provincia di Caserta, ne hanno fatto un business, il peggiore di tutti e di sempre, l’affare della terra dei fuochi. Il principio, in fondo, anche questa volta, è stato lo stesso. Nel parco pubblico della città sarebbero stati sversati oltre 6.000 metri cubi di scarti da demolizione contaminati da metalli. Sette le persone indagate, i titolari delle società consorziati e i tecnici che avrebbero dovuto verificare il buon andamento del cantiere. L’inchiesta nasce da esposti dello stesso Comune di Cassino, che aveva già notato anomalie ed era pronto ad avviare una causa civile di risarcimento. La Procura europea è arrivata prima, ha raccolto documenti e chiesto il sequestro della villa comunale, luogo iconico, sentimentale, amatissimo dai residenti. E’ un provvedimento preventivo autorizzato dal gip e consentirà di proseguire in modo più approfondito la ricerca di ulteriori prove nel terreno. L’intero progetto è stato finanziato con due milioni di euro della Missione 5 “Inclusione e Coesione” per rifare il prato che corre lungo il corso d’acqua. I rifiuti derivano da materiale di risulta delle costruzioni, detriti da demolizioni che sarebbero dovuti andare nel circuito dello smaltimento speciale e che invece il consorzio affidatario ha ritirato gratuitamente per poi usarli nel fragile spazio della villa comunale, in luogo del previsto “terreno coltivo di alta qualità, privo di infestanti e ricco di sostanza organica”.
“Il materiale, acquisito a titolo gratuito, veniva falsamente documentato come ‘aggregato recuperato’ (End of Waste) per eludere la tracciabilità”, ricorda il comunicato stampa del Noe. E in questo passaggio c’è tutto il disprezzo per la procedura europea del Pnrr, unito al vizietto di inquinare un intero Paese. Tanto per i reati ambientali si paga niente o quasi e non sono ancora adesso considerati gravi. Un meccanismo che avrebbe garantito agli indagati un duplice profitto: l’azzeramento dei costi di smaltimento in discarica per i materiali di scarto e l’incasso dei fondi pubblici per la fornitura del terreno vegetale, in realtà mai consegnato.
Oltre alla truffa economica, gli accertamenti hanno evidenziato un potenziale rischio per la salute pubblica. I primi controlli della Direzione dei Lavori avevano già segnalato la presenza di frammenti di vetro e detriti. Le successive analisi chimico-fisiche di laboratorio hanno confermato la contaminazione del terreno. Le concentrazioni di metalli pesanti – tra cui berillio, selenio, arsenico e stagno – superavano nettamente le Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) previste dalla legge per le aree a uso verde pubblico e residenziale. Un dato allarmante per un’area frequentata ogni giorno da bambini, famiglie e anziani.
Forse la truffa è quasi il dato minore rispetto alla lesione della salute pubblica ipotizzata nelle deduzioni della Procura. Il sindaco, Enzo Salera, ha dichiarato in conferenza stampa che l’ente è parte offesa e si costituirà parte civile al processo. Già, il processo prossimo venturo. Quanti processi per reati ambientali e contro la salute umana sono finiti male, in prescrizione o dimenticati dal grande pubblico? Di questa storia colpisce la leggerezza e la naturalezza con cui le ditte aggiudicatarie dell’appalto abbiano deciso di interrare rifiuti dentro un’area protetta, delicata sotto il profilo ambientale e luogo simbolo frequentato soprattutto da anziani e bambini. Doveva essere impensabile, invece è accaduto e getta un’ombra su come molti hanno inteso il valore della chance del Pnrr L’interramento era noto almeno ai sette indagati. Il Comune nutriva sospetti. I lavori sono andati per le lunghe. La villa comunale è dentro il centro urbano quindi anche il transito dei rifiuti avveniva sotto gli occhi di molti. Una normalità distorta, un’abitudine al crimine ambientale e alla beffa sugli appalti pubblici.
