Giornalismo sotto attacco in Italia

Via DAmelio. Come ogni anno. Per non dimenticare. Ma anche per non rinunciare a battersi per la verità

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Via DAmelio. Come ogni anno. Per non dimenticare. Ma anche per non rinunciare a battersi per la verità. Che non è, non può essere unidirezionale. Dodici mesi fa proprio da questo giornale di Articolo 21, ponemmo dieci domande alla Presidente del Consiglio e alla Presidente della Commissione Antimafia.
Dieci domande, alle quali nessuna delle due destinatarie ha dato risposta. In buona sostanza potevano essere riassunte in una, di fondo: perché, mentre celebrate, in prima fila, gli anniversari delle vittime delle mafie, come Governo e maggioranza state indebolendo presidi di legalità? Le domande erano supportate da esempi concreti. Purtroppo.
 Un anno dopo, la cronaca di questi giorni e settimane conferma molte di quelle domande e ne propone altre.
La prima è dell’altro ieri. Come è possibile vietare alla Procura di poter utilizzare le chat delle conversazioni tra Delmastro Delle Vedove e il ristoratore Caroccia, suo socio nella famigerata “Bisteccheria” e uomo del clan Senese?  Eppure quelle chat potrebbero – secondo i magistrati – servire per indagini contro le mafie, essere utili alla Procura di Milano che indaga su Hydra, sulle attività criminali di quella società di fatto tra mafie, i Senese, Messina Denaro, sui rapporti di queste con la Politica (tutti ambienti della destra lombarda). Delmastro si è ignominiosamente e tardivamente dimesso da sottosegretario, dopo anni di irresponsabile gestione delle carceri, del DAP, della Polizia Penitenziaria. Avrebbe dovuto farlo da molto tempo. Uno come lui, anzi, non avrebbe dovuto neppure essere stato nominato Sottosegretario alla Giustizia. Ma quando si è dimesso, travolto dal rapporto con i Caroccia, ha tenuto a riaffermare il suo impegno antimafia, il suo trovarsi sotto scorta proprio per questo indefesso impegno….Ma se è così, perché non ha raccolto il nostro appello affinché fosse lui, per aiutare le indagini, a mettere a disposizione quelle chat? Perché non lo ha fatto? E perché la maggioranza di destra ne ha vietato l’utilizzo? Per piacere, almeno un po’ di pudore.

Di questi giorni è anche la vicenda che riguarda l’uso di intercettazioni utili per indagini su gravi reati, anche quando queste si raccolgano mentre si intercettano soggetti indagati per altri gravissimi reati, specialmente legati all’associazione mafiosa. La storia è nota. Il Governo le vieta. Il Procuratore Nazionale Antimafia Melillo, interpretando la frustrazione di DNA, DDA, Procure, Antimafia sociale, chiede al Governo di consentire l’utilizzo di queste captazioni. Fratelli d’Italia presenta un emendamento che va in questa direzione. Le opposizioni, con diverse sfumature, sostengono l’appello del Procuratore. Come PD siamo convinti che non ascoltarlo sarebbe un grave errore. Ma la maggioranza è, anche su questo punto, dilaniata. Forza Italia si mette di traverso, indisponibile a votare come chiede chi le mafie le contrasta ogni giorno. Ed è in corso in queste ora una furibonda trattativa dentro la destra, che la dice lunga sullo stato dei rapporti tra le forze della maggioranza, indipendentemente dai franchi tiratori. C’è chi pensa a vendicarsi dei magistrati sul referendum. ( La stessa vicenda del gioielliere – rapinato, ma  pluriomicida Roggero – gli incredibili attacchi e linciaggi social e non solo ai magistrati che fanno rispettare le leggi, l’attacco vergognoso alle prerogative del Presidente della Repubblica anche in tema di grazia sono un altro capitolo di questa deriva anticostituzionale ).
Tornando al punto: Presidente Meloni (e Colosimo): siete consapevoli che non basta firmare protocolli con le Fondazioni Antimafia se poi dentro la vostra maggioranza, nelle vostre file stesse c’è chi non facilita le indagini contro la criminalità organizzata?
Poi c’è Hydra, una delle espressioni più moderne delle mafie del nuovo millennio. Alleanze strategiche – anche con mafie straniere – per l’espansione al Nord e in Lombardia, dove c’è ricchezza. Narcotraffico, riciclaggio, usura, collusione con politica e penetrazione nelle istituzioni, negli appalti e negli affari. Mafie tecnologiche e digitali, finanziarie, globalizzate. Si sa che emissari di questi ambienti mafiosi (da Bernardo pace e Gioacchino Amico a Vestiti) hanno intessuto per anni rapporti diretti e personali con esponenti politici, amministratori lombardi del centro-destra, attraverso incontri romani, riunioni nelle quali c’era chi invitava a lasciare “fuori i telefoni”. E allora la domanda: perché non aiutare la Procura di Milano, i magistrati minacciati di morte ad indagare più velocemente? Perché, invece di imbarazzate smentite, non si rivela ai magistrati tutto quello che può essere utile per indagare? Non stiamo dicendo che parlamentari, sottosegretari, sindaci di questa destra abbiano commesso reati. Stiamo chiedendo che si dica tutto quello che potrebbe essere utile a combattere contro Hydra. Ricordo che alle magistrate e ai magistrati che indagano è stata rafforzata la scorta e che è in corso una inchiesta della Procura di Torino sul più che inquietante “suicidio” di Bernardo Pace nel carcere di Torino, dopo che questi aveva iniziato a collaborare e a raccontare fatti, aggiungendo di temere per la sua vita.
Ci sono altre questioni, altre domande. Soprattutto ne resta in piedi una: pervicacemente si vuole spazzare via ogni possibilità giudiziaria di capire come siano accadute davvero Capaci e Via D’Amelio. Perché ostinatamente si vuol fare in ogni modo per circoscrivere le cause a “mafia e appalti”? Perché deve essere la Cassazione a imporre di continuare a cercare anche nel filone piste nere e destra eversiva? E perché sul piano politico escludere il ruolo di menti raffinate che puntavano ad usare stragi e mafie per cambiare il corso politico del Paese? Sono domande che non possono essere evase, nonostante gli atti di archiviazione del GIP di Firenze su Dell’Utri. Che lasciano aperti interrogativi enormi, che nessun Generale Mori può impedire di tenere aperte.
Ecco, può bastare. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (con La Torre e Piersanti Mattarella, con Dalla Chiesa , con Placido Rizzotto e Impastato, con tante donne e uomini vittime delle mafie) sono stati e sono tanta parte della coscienza del Paese  e della nostra stessa formazione.
Per questo, Presidente Meloni (e Colosimo) vanno ricordati e onorati ogni giorno, non solo negli anniversari, con coerenza e senza nessuna ipocrisia.

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