Ha suscitato vivaci polemiche la bastonatura che Sergio Mattarella ha inflitto al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, convocandolo ad horas al Quirinale per impartirgli una lezione sul rispetto delle prerogative costituzionali del Capo dello Stato in materia di concessione della grazia. L’art. 681 del codice di procedura penale prevede che la domanda di grazia può essere presentata dal condannato, dai suoi parenti o da un avvocato, prevede anche che la grazia possa essere concessa anche in assenza di domanda o di proposta. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 200 del 2006 ha chiarito che il potere di attivare d’ufficio il procedimento di grazia spetta al Capo dello Stato, titolare esclusivo del potere di grazia, al quale non partecipa il Ministro della giustizia, a cui spetta soltanto il compito di svolgere l’istruttoria e di formulare un parere (non vincolante). Quando poche ore dopo la condanna definitiva di Mario Roggero, il Ministro Nordio ha comunicato di aver avviato (d’ufficio) un’istruttoria per la possibile concessione della grazia, il Quirinale ha reagito immediatamente con una durezza inusitata che ha smascherato la gaffe istituzionale commessa da un Ministro più arrogante che ignorante. In realtà due sono i corni di questa vicenda, c’è un profilo istituzionale. nel quale l’intervento del Capo dello Stato ha posto dei paletti significativi, e un profilo politico e di merito molto più inquietante di quello procedurale. Qui c’è una vicenda drammatica, che ha visto un privato, titolare di un esercizio commerciale di gioielleria, inseguire ed uccidere due persone che avevano tentato di rapinarlo e ferire un terzo soggetto. L’autorità giudiziaria ha accertato che non esistevano i presupposti della legittima difesa ed ha qualificato l’azione come duplice omicidio volontario, ma ha tenuto conto del contesto irrogando una pena contenuta per la natura del reato.
La cosa inquietante è la strumentalizzazione politica di questo drammatico fatto di cronaca. Il gioielliere è stato esaltato come un eroe popolare, un giustiziere dalla parte degli uomini onesti. Si è scatenata una canea politica che contesta l’azione dei giudici e pretende la liberazione dell’eroe.
Quando il processo è arrivato in Cassazione abbiamo visto tutti il maxistriscione di Futuro Nazionale: la difesa è sempre legittima, accompagnato da slogan come “io sto con Roggero”.
In realtà non si è trattato solo di una performance dell’ala dichiaratamente fascista della destra italiana, oltre i proclami di Salvini, c’è stato un pronunciamento unitario di tutto il centro-destra. Infatti i gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati, UDC, MAIE e Civici d’Italia hanno promosso una raccolta di firme per chiedere formalmente al Ministero della giustizia l’avvio del procedimento di grazia, sfidando anche il Capo dello Stato che ha chiarito che il Ministro della giustizia non può promuovere alcunché.
A questo punto il problema non è soltanto la concezione dell’ordine pubblico che emerge dalla esaltazione di comportamenti da far west, ma quello che più colpisce è la liberalizzazione (in tesi) dell’omicidio nei confronti dei reietti. La vita è un diritto inviolabile ed appartiene ad ogni essere umano in quanto tale, non si possono fare distinzioni. Non ci sono persone più meritevoli di vivere ed altre meno. Questo concetto che i diritti umani non sono universali è la categoria fondante del fascismo. Non meraviglia che Vannacci, coerentemente con i suoi riferimenti politici, cavalchi il diritto dell’uomo proprietario di uccidere chi gli insidia la proprietà, ma dobbiamo prendere atto che tutte le componenti dell’attuale maggioranza politica parlano con la stessa voce.
L’aspetto peggiore è che il linguaggio del potere ha un valore propedeutico, corrompe l’opinione pubblica e instilla veleni nel corpo sociale. E’ a questo “insegnamento” di barbarie che dobbiamo reagire.
