Giornalismo sotto attacco in Italia

“Piero, la Repubblica e noi”, reading musicale del liceo Tasso alla FestAssemblea di Articolo 21

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Ridotti a commemorazione rituale, gli anniversari del calendario civile, per quanto importanti,  sono vissuti con diffidenza o indifferenza dalle giovani generazioni, dal momento che sono incapaci di “parlare” alle loro passioni, di intercettare i loro bisogni, di illuminare un futuro gravido di paure e incertezze.  Di qui la necessità, per le istituzioni e per le scuole, di  offrire ai giovani delle occasioni per “disseppellire” il passato e farlo rivivere attraverso idee, gesti e codici espressivi a loro più congeniali.
Proprio per rispondere a questa esigenza, grazie alla sensibilità e all’ospitalità di Articolo 21, è stato possibile trasformare due ricorrenze del calendario civile di quest’anno (il centenario della morte di Piero Gobetti e l’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica) in un esercizio di memoria vivo e partecipe, in grado di coinvolgere le giovani generazioni.
Al di là della casuale coincidenza cronologica, c’è un filo rosso che lega le due ricorrenze. Ed è quello che hanno ripercorso con passione e coinvolgimento gli studenti e le studentesse del Liceo «Tasso» con il reading musicale “Piero, la Repubblica e noi”,  che sarà presentato nel corso della FestAssemblea nazionale  di Articolo 21, che si terrà presso la Casa delle donne, il prossimo 9 giugno.   
Piero Gobetti non vide la liberazione dal fascismo, né la festa del 2 giugno del 1946.  Eppure  la Repubblica, nata ottant’anni fa, porta anche il suo nome.   Perché la nostra Repubblica non è nata per caso. È nata dalla ribellione morale di chi, come Gobetti e Gramsci (a cui il reading dà voce attualizzando il suo “Odio gli indifferenti”)  si è opposto alla tirannide, pagando con la vita.
E la fiamma accesa da Piero —  una fiamma piccola, ostinata, solitaria, che brucia anche quando tutto intorno è buio — è la stessa che, anni dopo, avrebbe acceso la Resistenza di tanti giovani.
Gobetti, che di molti dei padri e delle madri costituenti è coetaneo, è in un certo senso,  un “costituente ante litteram”, un profeta della Repubblica.  Con la voce di Gobetti i giovani del «Tasso» ribadiscono che la libertà non è un regalo. È un compito. E la democrazia non è soltanto una festa: è una promessa da mantenere.
In occasione dell’ottantesimo compleanno della Repubblica  i giovani non vogliono celebrare un evento del passato, vogliono partecipare attivamente alla costruzione della “cosa pubblica”, guardando ai nuovi bisogni, alle nuove sfide, alle nuove paure di cui è gravido il futuro, tenendo nelle mani la “bussola” della Carta costituzionale.
Mentre la politica e le sfide drammatiche dell’attualità lacerano le coscienze, dividono, spaventano e disorientano, la Costituzione resta, soprattutto per i giovani, un fondamento sicuro. Lo ha dimostrato il recente referendum costituzionale che ha visto una straordinaria partecipazione dei più giovani.
Calamandrei diceva che la Costituzione è «presbite»: sa guardare lontano. È nata in un tempo difficile, segnato dalla guerra e dalla dittatura, ma è stata pensata per il futuro. È stata scritta per generazioni che ancora non esistevano, per ragazzi e ragazze che avrebbero dovuto affrontare sfide nuove, problemi impensabili, cambiamenti rapidi e complessi. Per questo la Costituzione è uno strumento straordinario nelle mani dei giovani: insegna a vedere oltre l’immediato, oltre la paura e oltre la confusione del presente.
«Piero … noi… e la Repubblica»:   con i giovani antifascisti di ieri, con la Costituzione repubblicana, con i padri e le madri costituenti del passato, i giovani di oggi ribadiscono con chiarezza qual è la parte giusta della storia e si dichiarano disposti a un solo odio: quello gramsciano e gobettiano per l’indifferenza.


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