Giornalismo sotto attacco in Italia

La Magnifica Humanitas, pietra dello scandalo

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Intorno all’enciclica di Leone XIV non si sono levate, almeno finora, vere scomuniche. Le prime riserve, però, sono affiorate, e altre è ragionevole attendersele. Il documento disturba perché non si accontenta di invocare un’AI più “etica” – formula ormai tanto rassicurante quanto elastica – ma tocca temi sensibili come la guerra giusta, la regolazione sovranazionale, la critica di un potere tecnologico concentrato nelle mani di pochi. A guardare con diffidenza il testo sono soprattutto tre ambienti: la destra politico-religiosa più vicina al nazionalismo americano; settori del suprematismo tecnologico, convinti che la velocità dell’innovazione debba prevalere su ogni vincolo democratico, etico o sociale; il cattolicesimo conservatore meno disposto ad accettare che il progresso scientifico possa diventare un interlocutore della Chiesa e non solo un suo bersaglio. Ma la vera pietra dello scandalo — nel senso evangelico della pietra d’inciampo — è forse proprio il giovane scienziato Christopher Olah, cofondatore di Anthropic e tra i maggiori studiosi della interpretabilità degli LLM, i grandi modelli di linguaggio perché il Papa lo ha voluto accanto a sé nella presentazione della Magnifica Humanitas. L’intelligenza artificiale continua a essere avvolta da un margine di mistero: non perché abbia qualcosa di magico, ma perché il suo funzionamento interno non è ancora del tutto trasparente neppure a chi la costruisce. I modelli di AI generano testi e immagini, traducono, riconoscono relazioni impreviste, simulano ragionamenti stupefacenti e possono deragliare nell’allucinazione; ma il tragitto interno che conduce a questi risultati straordinari resta ancora in parte nascosto. È questa la scatola nera che scienziati come Olah provano ad aprire: il dietro le quinte dell’AI, il luogo invisibile in cui una massa sterminata di dati si ordina, prende forma e arriva a noi come risposta. Il paragone con l’aspirina aiuta: per molto tempo ha curato senza che se ne conoscesse fino in fondo il meccanismo. Ma l’AI non agisce su un mal di testa; entra nel lavoro, nella scuola, nella sanità, nella guerra, nella formazione dell’opinione pubblica. Per questo l’interpretabilità non è un lusso accademico: una tecnologia che produce effetti tanto profondi sulla vita collettiva non può restare una potenza opaca, governata soltanto da chi la costruisce o da chi la finanzia. Nel suo intervento, in piena sintonia con l’impianto dell’enciclica, Olah ha ricordato che neanche i laboratori più avanzati operano in uno spazio puro: sono attraversati da pressioni commerciali, competizione geopolitica, ambizioni scientifiche, interessi degli investitori. Sono fattori legittimi, finché restano dentro un quadro di responsabilità pubblica; diventano problematici quando pretendono di trasformarsi nell’unico criterio di governo di una tecnologia che ridisegna diritti, saperi, lavoro, sicurezza e rapporti di potere. Per questo, quando una voce di dentro come Olah chiede limiti, trasparenza e responsabilità, la critica smette di apparire come un ostacolo all’innovazione e diventa la sua condizione di legittimità. Magnifica humanitas al pari della Rerum Novarum di Leone XIII, non è un testo contro la tecnica; al contrario. Il Papa non chiede di fermare l’innovazione, ma di sottrarla alla logica della concentrazione, della dominazione, della guerra, dell’esclusione. La Chiesa non benedice l’AI, la interpella e chiama al confronto chi può aiutare a capire ciò che ancora ci sfugge. La questione decisiva non è essere “pro” o “contro” l’AI. Questa contrapposizione appartiene già al passato. Oggi serve un dialogo aperto e continuo tra laboratori, istituzioni democratiche, organizzazioni della società civile, comunità scientifiche, religiose e culturali, organismi internazionali come l’ONU. Perché, fuori da questo spazio di confronto, restano soltanto alternative inquietanti. La prima è affidare l’intelligenza artificiale agli Stati nazionali, dentro una competizione tecnologica sempre più vicina alla logica del riarmo. Senza contare che le democrazie liberali sono sempre meno numerose e che anche quelle consolidate possono scivolare verso usi autoritari della sorveglianza, della propaganda e della discriminazione sociale. La seconda è consegnarla alla volontà dei proprietari delle grandi infrastrutture di AI: nuovi oligarchi, dotati di risorse computazionali, dati, capitale e influenza politica senza precedenti. La terza, ancora più estrema, è che il potere finisca progressivamente incorporato nei sistemi stessi con macchine che assumono decisioni autonome e non contestabili fino a sostituire il giudizio umano nei punti nevralgici della vita sociale e politica. È contro questa triplice deriva che l’Enciclica di Leone XIV acquista uno spessore universale. Una tecnologia capace di incidere sul lavoro, sulla scuola, sulla sanità, sulla guerra e sull’opinione pubblica deve essere discussa nello spazio pubblico prima di trasformarsi in infrastruttura invisibile del potere. In questo senso, Magnifica humanitas rilancia la dottrina sociale della Chiesa nel punto più avanzato e inquieto della modernità. Ricorda che l’intelligenza artificiale non è solo calcolo, che la prestazione non coincide con il giudizio, che l’efficienza non coincide con il bene.

Le questioni aperte dall’enciclica di Leone XIV — dal governo dell’intelligenza artificiale alla responsabilità dell’informazione, dal ruolo della scienza al controllo democratico delle nuove tecnologie — saranno approfondite in un corso di aggiornamento professionale promosso da Articolo 21 in collaborazione con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti del Lazio.

 

 

 

 

 


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