Vedere i libri di Antonio Gramsci ridotti in cenere ci riporta direttamente alle stagioni più buie del nostro passato. L’incendio doloso che il 4 ottobre 2025 ha devastato la Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano non è un semplice fatto di cronaca di provincia, ma un attacco frontale a un presidio di socialità, memoria democratica e partecipazione civile.
Bruciare quei volumi e colpire la sede di un partito di sinistra significa voler azzerare fisicamente e simbolicamente gli spazi del pensiero critico e dell’organizzazione popolare. I dettagli emersi dall’inchiesta della Procura delineano un quadro di una gravità inaudita.
Le misure cautelari scattate nei confronti di due giovani di 19 e 23 anni testimoniano la ferocia del raid.
Nei loro smartphone gli investigatori hanno trovato i video-trofeo del rogo, ripresi in tempo reale mentre le fiamme divoravano i libri e le bandiere della sinistra.
Nelle loro abitazioni sono stati sequestrati armi e simboli di una chiara matrice nazi-fascista, a cui si aggiunge il cinismo di una truffa pianificata per sottrarre persino i soldi delle donazioni destinate alla ricostruzione.
Questo sfacelo non può essere isolato o separato dal resto del contesto nazionale, come se si trattasse di fenomeni distanti. La violenza che ha colpito la Toscana è la stessa identica violenza che solo poche settimane fa ha devastato il presidio di Libera a Boscotrecase, in Piazza Matteotti.
Non esistono categorie separate per valutare l’attacco in Campania e lo squadrismo di provincia a Montepulciano, perché sono entrambi figli della stessa violenza che aggredisce sistematicamente i corpi intermedi, i presidi di legalità e i luoghi dove la cittadinanza si organizza per resistere. Il bersaglio è lo stesso, identico. Davanti a questa offensiva contro gli spazi democratici, la reazione dello Stato è l’elemento che desta maggiore allarme.
Dove sono le condanne ferme, tempestive e insindacabili da parte dei ministeri competenti e delle alte cariche istituzionali? Se queste reazioni mancano, o se sono deboli e tardive, la critica deve essere durissima. Una cappa di silenzio e di indifferenza burocratica sta avvolgendo questi roghi, col rischio concreto di normalizzare fatti enormi, derubricandoli a isolati problemi di ordine pubblico. Il quadro attuale è estremamente pericoloso e preoccupante.
Quando le istituzioni non intervengono con assoluta fermezza per difendere la memoria e i presidi della legalità territoriale, si crea un precedente drammatico.
La Casa del Popolo di Montepulciano e la sede di Libera a Boscotrecase rinasceranno grazie alla solidarietà popolare, ma per fermare questa deriva serve una risposta civile, dura e militante. Non si può arretrare di un millimetro.
