“Nel 2026 non é normale assistere a questa mattanza. Queste persone vivono una Via Crucis non troppo diversa da quella di nostro Signore Gesù. Traditi anche loro da chi li mette in mare sapendo che andranno incontro alla tempesta e per molti non ci sarà scampo”
A dirlo con un filo di voce é don Carmelo Rizzo, il parroco di Lampedusa mentre si prepara per le celebrazioni del venerdì Santo sulla piccola isola in mezzo ad un Mediterraneo dove i morti si accumulano giorno dopo giorno. Non solo per la crudeltà di chi traffica in esseri umani ma anche per la chiusura delle istituzioni europee che incentivano i respingimenti di questi soggetti scomodi verso Libia e Tunisia consapevoli che lì finiranno crocifissi: come fece Ponzio Pilato con uno scomodo Gesù Cristo.
A Lampedusa non sono passati neanche due giorni da quando 19 corpi sono stati adagiati sul molo Favaloro e portati dentro l’obitorio di un cimitero che non ha neanche la struttura adeguata per farci le autopsie anche se i loculi per ospitare le vittime migranti sono aumentati: su quelli mai identificati c’é scritto “ignoto” con accanto un numero. Nessuno saprà mai chi era e chi ha lasciato nel suo Paese che ancora forse lo sta cercando.
Quel che é certo è che questi morti sono vittime anche di indifferenza e di ignavia.
Nella ricostruzione fatta dai sopravvissuti si delinea infatti l’ennesimo abbandono di vite umane nel Mediterraneo in cui oramai i soccorsi si fanno con il contagocce. Partiti in 80 dalla Libia il gruppo di subsahariani ed etiopi, con anche donne e bambini, ha vagato per giorni mentre le temperature scendevano. L’allarme era andato a vuoto, finché un aereo della nostra Guardia Costiera lo ha avvistato e, in assenza di altri dispositivi, ha mandato una motovedetta da Lampedusa. Una sola piccola CP300 con un solo medico a bordo per 80 persone molte già in ipotermia grave che moriranno durante la traversata verso Lampedusa.
Chi era al molo allo sbarco descrive i volti dei soccorritori stravolti quasi come quelli delle 58 persone sopravvissute. Vivi grazie a loro ma con il peso di 19 vite perdute perché con quella piccola motovedetta senza riparo per tutte quelle persone, non si poteva fare di più. Ci si chiede allora perché arrivare a tanto, perché non mettere in piedi un dispositivo di ricerca e soccorso senza portare allo stremo le poche unità presenti a Lampedusa, collaborando come un tempo con le Ong regolandone le uscite.
Si dirà che si fa per non incentivare le partenze che sono diminuite negli ultimi anni. Quando in verità non sono diminuite le partenze ma sono diminuiti gli arrivi mentre sono aumentati a dismisura i morti. Oltre 800 in tre mesi: il dato più alto dal 2014. Stime tra l’altro in difetto. Ma sono solo poveri Cristi che chi se ne lava le mani pensa di poter sacrificare.
