Le hanno affibbiato un nome apparentemente accattivante, ‘Stabilicum’, per trarre in inganno sulla funzione che la nuova legge elettorale potrebbe avere sulla governabilità del Paese, anzi, come piace a loro, sulla ‘Nazione’. Altri due nomi, in alternativa, la definirebbero meglio: ‘Truffaldinum’ per i contenuti ingannevoli o ‘Melonicum’ per la finalità vera, vale a dire indicare Giorgia Meloni come premier per costringere poi Mattarella alla ratifica.
La forte compattezza del voto finale alle due camere ha cancellato definitivamente la segreta aspirazione che anche a destra ci sia qualcuno che crede nella politica come scelta di valori. Da Fdi fino ai cosiddetti moderati, tutti hanno formalmente affermato che per loro la politica è solo accordo di potere.
Ma quale potere? Quale destino avranno tutte le istituzioni di controllo dei vari poteri voluti dalla Costituzione se uno Stato autoritario, parafascista, prenderà il posto della Repubblica parlamentare nata dalla Resistenza?
Un parlamento costruito sulla regalìa di 70 deputati e 35 senatori in più alla coalizione che raggiungesse il 42% dei voti. Tutti gli altri cancellati. Non solo, ma per non correre il rischio di nuove formazioni politiche è stato elevato da 1.500 a 6.000 (seimila!) le firme necessarie per rendere possibile la loro candidatura.
Ma quel che fa più paura è il loro programma, dalla cultura – nuova autarchìa – fino agli armamenti. E poi: la Costituzione ridotta a carta straccia; il presidente della Repubblica trasformato in una statuetta rappresentativa; la sanità e la scuola sempre più impoverite per spalancare ancor più le porte alle aziende private; il taglio drastico dei finanziamenti del welfare; l’eliminazione di qualunque forma di controllo dell’esecutivo.
Ma si può credere che l’elettorato avallerà questo strisciante colpo di stato? Se il 40 per cento continuerà a restare a casa rifiutandosi di andare a votare il rischio è concreto. Cosa fare allora per scuotere i delusi, i rassegnati i ‘tanto l’uno vale l’altro’?
Perché non provare presentando un programma di governo fortemente unitario, che blocchi la corsa alla guerra, ricostituisca l’autonomia decisionale dell’Italia rispetto agli Stati Uniti e a quello che è diventata l’Europa, che proponga una politica di rilancio del lavoro e di scelta sul mercato mondiale delle risorse energetiche, che restituisca piena dignità alla scuola e alla sanità pubbliche, fatti concreti prima ancora di questioni teoriche o del criterio di scelta del candidato premier. Gli italiani chiamati nuovamente a scegliere il futuro proprio e delle prossime generazioni, un futuro libero dai pesanti condizionamenti prodotti dalle scellerate adesioni a scelte internazionali inquietanti che sanno parlare solo di conflitti, di guerre, di massacri, di aggressioni pretestuose contro cui non si è levata mai una parola governativa per la totale dipendenza da personaggi inqualificabili come Trump e Netanyahu.
I mesi – anche se non si sa ancora con precisione quanti – che ci separano dalla prossime elezioni politiche basterebbero a dare l’idea, a dimostrare che non è per niente vero che ‘l’uno vale l’altro’, perché l’uno non toccherà mai i padroni delle ferriere che oggi sono i padroni delle finanze o i giganteschi evasori fiscali, mentre l’altro farà di tutto per ripianare gli enormi squilibri che si sono determinati nella società italiana.
Il tempo a disposizione c’è per cambiare approccio, per parlare di futuro, di politica economica e sociale che aiuti le tante parti sofferenti del Paese, per spiegare che continuare ad astenersi servirà solo a favorire gli affamatori delle categorie meno protette, che solo ritornando ad essere protagonisti, con il voto, della libertà conquistata ottant’anni fa si rafforzerà la democrazia che la destra-destra ha ridotto ad un’ombra sbiadita.
