La magistratura militare è molto piccola ma non va sottovalutata, perché da come si giudicano i militari poi dipende come si comportano. Anche fra i cittadini in divisa, e fra i magistrati che li giudicano, democrazia e libertà di espressione sono importanti. L’articolo 21 della Costituzione vale proprio dappertutto. Anzi, le forze armate hanno una garanzia in più, l’articolo 52: devono avere un ordinamento conforme allo spirito democratico della Repubblica. Su questo articolo, all’Assemblea costituente lavorò anche Aldo Moro, con una posizione lucidissima.
Non sono più i tempi bui del regime mussoliniano e della guerra fredda, quando le caserme erano posti impenetrabili e la giustizia militare anche. Ma c’è ancora tanto da lavorare su democrazia e garanzie, quando si tratta di militari. Ricordiamo il barbaro assassinio del parà Emanuele Scieri nella caserma della Folgore, chiarito dopo anni e anni di fatica. E ricordiamo Riccardo Casamassima, il carabiniere che finalmente ruppe il silenzio sul caso Cucchi e se la vide brutta anche con la giustizia militare.
Adesso sta per cominciare un processo disciplinare contro un magistrato della corte militare d’appello di Roma, Luca Baiada. L’accusa non riguarda i processi che tratta, l’ufficio o le sentenze. Invece, accusano il giudice di aver detto qualcosa di troppo. In un’assemblea di magistrati militari ha fatto osservazioni sull’organizzazione interna del lavoro e sui rapporti interpersonali negli uffici, e questo non è piaciuto per niente.
Nelle associazioni di magistrati non c’è la libertà di espressione? Quando si tratta di libertà c’è chi rema contro. Per questo, mesi fa, c’è stata una dura segnalazione per mettere sotto processo disciplinare anche Rocco Maruotti, segretario generale Anm, dopo quel che aveva detto in una riunione associativa. Sia chiaro: su Maruotti non c’è nulla da indagare e la richiesta di colpirlo deve andare nel posto che merita: il cestino.
Anche Luca Baiada è convinto che ci voglia la libertà di espressione dappertutto. Per questo, quando ha parlato ai colleghi magistrati in riunione associativa, ha citato Piero Calamandrei: la libertà è come l’aria, ti accorgi di quanto vale quando te la levano. Il grande giurista antifascista disse proprio così, agli studenti di Milano, in un discorso famoso del 1955. Adesso le parole di Baiada sono nel capo d’accusa contro di lui, e nello stesso capo d’accusa c’è anche la citazione di Calamandrei, che evidentemente è una frase colpevole.
Baiada avrà presto il suo processo disciplinare in udienza pubblica. Si farà a Roma, nel Palazzo Cesi, quello dov’era nascosto l’archivio sulle stragi nazifasciste, e dove le prove di quei delitti rimasero inutilizzate per mezzo secolo, in attesa che massacratori nazisti e fascisti si spegnessero in vecchiaia, indisturbati.
“Lo avrai, camerata Kesselring…”, anche queste sono parole di Calamandrei, in un inno alla Resistenza che ora ci chiama all’impegno civile. Articolo 21 fa suo questo proposito tutti i giorni.
