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Il Quadraro si stringe attorno a Giulio Regeni: inaugurata la panchina gialla

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Inaugurata nel quartiere romano, medaglia d’oro al Valor Civile, la panchina dedicata al ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso al Cairo nel 2016. Ascanio Celestini: «Se non siamo uguali davanti alla legge possiamo almeno essere uguali davanti alla vita»

Tantissime persone, di tutte le età. Al Quadraro vecchio, nello spazio pubblico di fronte al tunnel di via dei Lentuli, è stata inaugurata oggi una panchina gialla dedicata a Giulio Regeni.

È un luogo restituito alla comunità. È una panchina che restituisce idealmente a Giulio un posto nel mondo. A mobilitarsi spontaneamente è stato un intero quartiere, medaglia d’oro della Resistenza, che oggi si è ritrovato in piedi per i diritti umani, per Giulio e per i tanti, troppi, ancora senza giustizia. In piazza anche il popolo giallo, che da dieci anni non ha mai smesso di chiedere verità.

L’iniziativa, patrocinata dal Municipio Roma V, è stata promossa dal Comitato “Una panchina gialla per Giulio Regeni al Quadraro vecchio”, con la collaborazione e il supporto di Ascanio Celestini. Ne fanno parte A Buon Diritto, l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani, il Collettivo Khora_Spazio di Resistenze, il Comitato di Quartiere Quadraro vecchio, M.U.Ro. Urban Museum, Quadracoro APS e Spazio Y Associazione.

«Con quest’iniziativa vogliamo rafforzare il valore di una memoria attiva, capace di trasformare il ricordo in consapevolezza, partecipazione e responsabilità collettiva», spiega il Comitato. «Ricordare significa continuare a chiedere verità e giustizia, significa contrastare ogni forma di violenza, tortura e negazione delle libertà fondamentali».

L’inaugurazione arriva a pochi giorni dalla sentenza del processo per il sequestro, la tortura e l’assassinio di Giulio. Pochi anni fa sembrava impossibile arrivare fin qui. Nel luglio 2020 Ernesto Galli della Loggia scriveva sul Corriere della Sera che serviva il “ben volere” di al-Sisi perché l’Eni potesse continuare a estrarre gas e idrocarburi in Egitto. E si chiedeva che valore avessero, a quelle condizioni, le invocazioni di giustizia per Giulio Regeni. Invece il processo c’è stato, e in quell’aula siamo entrati coi nostri corpi, per ricordare il suo. È il corpo sul quale Paola, la mamma di Giulio, ha detto di aver visto “tutto il male del mondo”.

La memoria è fatta di cose concrete. Da oggi le persone si siederanno su una panchina accanto alla salita del Quadraro e, vedendo quel giallo, ripenseranno a Giulio e alla sua storia.

Non è un monumento ma un documento, che dichiara un’idea di verità, di giustizia e anche di sicurezza. È lo specchio delle parole pronunciate all’uscita dall’aula da Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni: «Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri, da stasera tutti i regimi del mondo e i loro apparati, le loro divise, saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile, così come i loro corpi».

A chiudere la giornata è stato il monologo di Ascanio Celestini, che ha legato il nome di Giulio a quello di altre vittime in attesa di giustizia:

«In quei corpi vediamo, come dicono i genitori di Giulio Regeni, tutto il male del mondo. Così chiediamo verità per Giulio Regeni e Mario Paciolla, andiamo in piazza, nei tribunali, per Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, prendiamo posizione contro quelli che liquidano la morte di Davide Bifolco e Ugo Russo come un fatto di cronaca nella giungla di Napoli in mano alla camorra, contro quelli che derubricano la morte di Giuseppe Uva come uno che se l’era andata a cercare. Noi pensiamo che se non siamo uguali davanti alla legge possiamo almeno essere uguali davanti alla vita».

 

 

(crediti: Marco Tombesi)


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