Le reazioni stizzite, volgari, minacciose di chi vuole la forza come unica legge, lo spiegano bene: il Nobel per la Pace è andato nelle mani giuste. Ottantacinque anni trascorsi combattendo le ingiustizie e difendendo i più deboli. In estrema sintesi è questo ciò che ha fatto Navi Pillay, giurista sudafricana che ha anche presieduto la commissione Onu sul genocidio di Gaza. Una donna che ha difeso il diritto.
Netanyahu ha persino fatto ricorso al nome di uno dei massacratori di ebrei, Goebbels. Ha avuto l’ardire di affermare che l’ideologo del nazismo “festeggia” l’assegnazione del premio alla “donna che ha propagandato la demonizzazione degli ebrei”. Anche la Pillay finisce nella lunga lista di antisemiti di comodo. La ragione è chiara: la sua commissione su Gaza aveva concluso i lavori affermando che sì, a Gaza era in corso un genocidio.
Ha perso la bussola anche Trump: “Premio Nobel screditato per sempre”. Lo voleva lui, anche questa volta.
Gli Stati Uniti, che hanno proposto la diretta televisiva di un’esecuzione capitale, non si sono fermati qui: minacciano anche di soffocare economicamente la Corte Penale Internazionale come rappresaglia. Per renderla inoperosa, per non farla funzionare.
I leader del pensiero “suprematista” contemporaneo non sopportano chi crede nelle regole, nelle leggi, nella giustizia, nel diritto internazionale. Trump e Netanyahu il diritto internazionale l’hanno fatto a pezzi. Era d’intralcio alla loro politica del più forte.
Da una parte Navi Pillay che persegue i prepotenti, dall’altra i prepotenti. La loro reazione conferma il fastidio nei confronti di chi tenti di ostacolare la loro sete di dominio.
Ora l’Europa e l’Italia hanno un compito decisivo, direi storico: difendere la Corte Penale Internazionale, contestare le sanzioni statunitensi e ostacolarle. Le prime parole sono state incoraggianti. Ma ora ci vogliono i fatti. Agnes Callamard, Segretaria Generale di Amnesty International ha indicato la strada: “il blocco. Gli Stati europei devono proteggere l’intero territorio europeo da queste sanzioni.” L’UE ha lo strumento legale per farlo.
È una battaglia necessaria per difendere il Diritto, combattere i crimini contro l’umanità, sconfiggere i predatori.
