Il collega israeliano Meron Rapoport è una delle persone che si batte concretamente contro la barbarie del terrorismo di Hamas e, al contempo, contro l’orrore perpetuato dall’IDF a Gaza. Leader del movimento “Two States One Homeland”, non ha mai smesso di parlare di pace, speranza e giustizia sociale, non si è mai tirato indietro di fronte alle criticità del suo Paese e non ha mai avuto remore nel metterne in evidenza le contraddizioni. Nonostante tutto, non a caso, ci tiene a ribadire che in Palestina e in Israele, “dal fiume al mare”, c’è e deve esserci posto per chiunque. Anche per questo si rivolge con affetto alle ragaze e ai ragazzi che, ovunque nel mondo, manifestano per Gaza, dando loro ragione ma invitandoli anche a non odiare un intero popolo per via del suo governo. E riflette anche sull’anti-semitismo, che oggettivamente sta squassando le società occidentali, e sulla necessità di fare i conti con la storia dell’Olocausto, senza farsene scudo. Infine, un pensiero per la premio Nobel per la Pace Navi Pillay, la giudice sudafricana della Corte Penale Internazionale che ha parlato espressamente di genocidio ai danni dei palestinesi.
Raramente mi era capitato di vedere un essere umano soffrire così tanto nell’esporre le proprie argomentazioni, il che non fa che accrescere la mia stima nei confronti suoi e del suo coraggio politico e civile.
