Il Melonellum è un passo decisivo per ribaltare il rapporto tra Governo e Parlamento. Come hanno sottolineato molti autorevoli costituzionalisti, sono numerosi gli elementi incostituzionali di questa legge, molti dei quali concorrono ad una prevalenza della governabilità sulla rappresentanza e del Governo sul Parlamento, inaccettabili in una Repubblica parlamentare qual è l’Italia. Lo stesso obiettivo ispira anche altri cambiamenti legislativi o semplici mutamenti di consuetudini politiche, che non incidono direttamente sulla Costituzione ma che sono rilevanti sotto il profilo della “costituzione materiale” e del sistema politico-istituzionale. E’ il caso, anzitutto, del percorso blindato imposto per approvare questa legge elettorale, in spregio alle consuetudini di rispetto del Parlamento e di coinvolgimento dell’opposizione che in democrazia devono sempre accompagnare il cambiamento delle “regole del gioco”.
La subordinazione del Parlamento al Governo, della rappresentanza all’esecutivo passa oggi, non solo in Italia, attraverso una profonda trasformazione della stessa natura delle elezioni. Di qui l’importanza delle leggi elettorali e in particolare del Melonellum che – come il Porcellum e l’Italicum, entrambi dichiarati incostituzionali – ne opera una distorsione antidemocratica. Com’è noto, nei sistemi democratici con le elezioni i cittadini scelgono liberamente i loro rappresentanti. Ma, ormai da tempo, le funzioni e la stessa legittimità di questi vengono apertamente contestate. Molti sostengono infatti che eleggendo i suoi rappresentanti il popolo si priva della sua sovranità, di cui i primi si impadroniscono. In realtà è vero il contrario: senza rappresentanti la sovranità popolare resterebbe una mera astrazione. L’ostilità verso i parlamentari gode oggi di largo consenso a causa di una mentalità populista molto diffusa. E si tende a riconoscere l’espressione autentica della volontà popolare nella voce di leader populisti, di destra o di sinistra, che pretendono di interpretarla senza mediazioni, verifiche o controlli. Ma non possono essere singoli leader ad autoproclamarsi voce del popolo, che è sempre plurale e variegata perché le opinioni dei cittadini o di gruppi di cittadini sono sempre plurali e differenti. C’è vera democrazia solo se il popolo stesso sceglie un congruo numero di suoi rappresentanti, esprimendo le sue diverse opinioni non attraverso le imposizioni di una maggioranza ma con un approfondito confronto tra maggioranza e minoranza – e all’interno di entrambe -, il dialogo tra posizioni diverse, la ricerca di una sintesi comune, decisioni il più possibile condivise ecc. Tutto ciò indipendentemente dal potere esecutivo e da qualsiasi altro potere. Solo il Parlamento, infatti, è espressione autentica della sovranità popolare.
Delegittimando i rappresentanti e indebolendo il Parlamento si è aperta invece la strada alla distorsione che è sotto i nostri occhi. Dietro lo schermo della governabilità o della stabilità, il Melonellum tende a trasformare le elezioni da momento in cui i cittadini scelgono i loro rappresentanti a modalità attraverso cui viene identificata la maggioranza – in realtà una minoranza – che gestirà il potere esecutivo. Il ruolo svolto dal forte premio di maggioranza, la pressione per costringere i partiti a formare grandi coalizioni spesso artificiose, i molteplici modi con cui si indebolisce ancora il rapporto tra rappresentati e rappresentanti, l’indicazione del futuro premier e la mancata parità di genere indeboliscono il Parlamento a vantaggio del Governo. Con il Melonellum si rafforza la tendenza a ridurre la maggioranza parlamentare a mera esecutrice del Governo e le opposizioni a testimoni irrilevanti. La voce sola dell’esecutivo, che è sempre nelle mani non di tutti ma di una parte politica, prevale così sulle molte voci chiamate ad esprimere in Parlamento – in modo libero e molteplice, ama in qualche misura corale – le diversi opinioni presenti nella società e a farle incidere concretamente sugli orientamenti del Paese. Si dice che con il premierato di fatto – o con un’introduzione del premierato in Costituzione – il Governo riceverà un’investitura popolare e che quindi agirà “in nome del popolo”. Ma in democrazia non esistono “investiture popolari”, il popolo plurale resta sempre l’unico titolare della sovranità e l’esercizio di questa è svolto da eletti che agiscono in rappresentanza non dei loro partiti ma di tutta la nazione (art. 67 Cost).
