Quello che si era sospettato durante la campagna referendaria adesso è certificato in una decisione dell’Autorità di Garanzia per le comunicazioni che ha ordinato a Rete 4 di riequilibrare l’informazione dopo un’intervista di Meloni, che si traduce in una multa di 123mila euro. La decisione, assunta il 23 settembre scorso, è stata resa nota in queste ore. La sanzione elevata alla società R.T.I. – Reti Televisive Italiane spa è pari a 123.949,68 euro per la violazione dell’art. 1, comma 31, della legge n. 249/1997 per non aver ottemperato all’ordine di cui alla delibera n. 70/26/CONS.
Nello specifico l’Agcom ha rilevato che “dall’esame dei dati di monitoraggio relativi al periodo 15-20 marzo 2026, con riferimento alla testata TG4, la ripartizione del tempo di parola riparametrato nei programmi extra-tg, pur mostrando un miglioramento della posizione del ‘NO’ rispetto al terzo ciclo di monitoraggio (44,99% contro il 37,4%), evidenzia comunque uno squilibrio a favore della posizione del “ ‘Si’, che registra il 55,01% del tempo di parola riparametrato rispetto al 44,99% attribuito al ‘No'”. Dunque “la società R.T.I. non ha ottemperato all’ordine impartito con la delibera n. 70/26/CONS, non avendo conseguito il riequilibrio effettivo richiesto dall’art. 8, comma 11, della delibera n. 37/26/CONS in misura proporzionata all’entità dello scostamento accertato nel terzo ciclo di monitoraggio con riferimento alla
programmazione extra-tg di Rete4”. Mediaset (Rti) aveva presentato delle controdeduzioni che sono state considerate “non idonee a superare i rilievi contestati né a escludere la sussistenza della violazione accertata”.
Dal provvedimento risulta inoltre che “l’emittente fosse già a conoscenza della situazione di squilibrio e tenuta a porvi rimedio in via autonoma, a prescindere dalla formale notifica del provvedimento di riequilibrio” e “disponeva già, autonomamente e indipendentemente
dall’intervento puntuale dell’Autorità, degli elementi conoscitivi necessari per avviare le opportune iniziative di riequilibrio fin dal 16 marzo”.
Oltre alla sanzione pecuniaria è severo il giudizio generale su questa vicenda. Si legge infatti nel provvedimento dell’Agcom: “La gravità del comportamento posto in essere dalla società R.T.I. deve essere valutata come di elevata entità in considerazione della rilevanza costituzionale del bene giuridico tutelato dalle disposizioni poste a presidio del pluralismo informativo, della parità di trattamento e dell’equa rappresentazione delle posizioni favorevoli e contrarie al quesito referendario. La condotta è aggravata dalla circostanza che lo squilibrio è perdurato nell’ultima settimana della campagna referendaria determinando un effetto particolarmente pregiudizievole sul corretto svolgimento del confronto democratico e sulle condizioni di parità tra le posizioni contrapposte”.
