Abderrahim Fakir è morto durante un fermo di polizia e quello che sta accadendo intorno alla sua morte dimostra perché lo scudo penale rappresenti un problema enorme quando è lo Stato a dover indagare su se stesso.
La nuova disciplina prevede registri specifici, ma soprattutto impone che le indagini vengano concluse entro 120 giorni.
Venerdì sarà eseguita l’autopsia su Fakir e da quel momento questo termine diventa fondamentale: 120 giorni per esaurire indagini che, quando si parla di morti avvenute durante interventi delle forze dell’ordine, possono richiedere molto più tempo per arrivare alla verità.
La nostra storia giudiziaria dovrebbe averci insegnato qualcosa.
Per Federico Aldrovandi, dopo la prima autopsia, si parlò per lungo tempo di una morte legata alla droga.
Solo successivamente, attraverso indagini, perizie e processo, si arrivò ad accertare il ruolo determinante della violentissima compressione subita, che provocò ipossia e asfissia.
Anche per Riccardo Magherini, nei primi mesi, la causa della morte venne ricondotta alla cocaina.
Furono necessari l’esumazione, nuove perizie e i processi perché emergesse il ruolo dello schiacciamento in posizione prona e della violenza subita.
Con indagini chiuse rigidamente in 120 giorni, quella storia avrebbe rischiato di fermarsi alla prima spiegazione.
E poi c’è Stefano Cucchi.
Prima la morte naturale, poi l’ipotesi della fame e della sete.
Ci sono voluti sei anni perché venissero riconosciute le fratture e accertata la gravità delle lesioni, a cui sono seguiti altri anni di processi per arrivare alla verità giudiziaria.
Non 120 giorni. Sei anni.
Con uno strumento come questo, Stefano Cucchi avrebbe rischiato di essere consegnato alla storia come un ragazzo morto di fame e di sete. Riccardo Magherini come un uomo morto di cocaina. Federico Aldrovandi come un ragazzo morto per la droga.
Abderrahim Fakir corre oggi lo stesso rischio.
Per questo considero lo scudo penale uno strumento gravissimo: limitare il tempo necessario per indagare significa rischiare di rendere impossibile proprio quella ricerca della verità che i familiari delle vittime hanno il diritto di pretendere.
