Giornalismo sotto attacco in Italia

Iran. La tregua di 60 giorni però rischia di  essere sprecata

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Il presidente Trump continua a ripetere come un disco rotto che l’accordo di Obama con l’Iran del 2015 era un disastro, mentre il suo accordo – che ancora non esiste se non a grandi linee – è un muro contro l’arma nucleare nel vero senso della parola” . Trump è sotto pressione perché deve  giustificare l’enorme costo umano ed economico dell’ingresso degli Stati Uniti nella guerra all’Iran e  deve far passare l’idea che lui ha fatto meglio di Obama. Difficile dirlo adesso, perché come scrive il New York Times “l’accordo annunciato domenica è semplicemente un cessate il fuoco e un’intesa per l’apertura completa dello Stretto di Hormuz per 60 giorni. Impegna entrambe le parti ad avviare negoziati sul futuro del programma nucleare. Pertanto, per ora, non è possibile confrontare il vecchio e il nuovo accordo, perché sono di natura completamente diversa. ” Intanto Israele ha continuato a bombardare il Libano anche oggi, fregandosene delle richieste di Trump di sospendere gli attacchi che innervosiscono l’Iran. Venerdi ci sarà la firma a Ginevra della fragile intesa tra americani e iraniani. Sarà presente il vicepresidente Vance che non ha nascosto il difficile compito di trasformare il memorandum in realtà operativa. “Servono avvocati, esperti del Tesoro, esperti di energia, esperti di ispezioni” ricorda il quotidiano newyorchese consapevole che 400 tonnellate di uranio non si diluiscono come neve al sole. Trump ha lasciato intendere che non c’è alcun fretta, sepolto sotto le macerie, ha osservato, non rappresenta una minaccia imminente.
La tregua di 60 giorni però rischia di  essere sprecata se Netanyahu non ritirerà il suo esercito dal Libano e non sospenderà gli attacchi, condizione che Teheran lega all’intesa con gli Usa.  Trump che sta partecipando al G7 di Evian oscilla tra l’ottimismo e le continue minacce all’Iran. “Se non mi piace, se non si comportano bene, torneremo a sganciare bombe proprio in mezzo alla loro testa”, ha affermato, sapendo che prima esce da questa guerra e meglio è per lui che deve afrontare le elezioni di medio termine a novembre. Intanto  il regime iraniano, che è ancora al suo posto e ha resistito all’attacco congiunto di Usa e Israele, sa di avere una disposizione un’arma ben più potente di quelle 400 tonnellate di uranio arricchito, di cui non era consapevole: la chiusura a piacere dello stretto di Hormuz con la quale può mettere in ginocchio l’economia mondiale.

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