Forse non era mai stato raggiunto prima il livello di ipocrisia e compromesso al quale abbiamo dovuto assistere in questo summit G7 di Evian. Trump, che solo fino a poche settimane fa aveva maltrattato con termini vergognosi i vertici europei, è stato accolto come l’amico irrinunciabile, un po’ come il figliol prodigo. Non dice nessuna parola correttiva, gli basta essere lì per poter dimostrare al mondo che non è la tigre di carta che sta mostrando di essere contro l’Iran, ma che il cosiddetto Occidente lo rispetta. Inoltre, probabilmente per evitare di creargli qualunque imbarazzo, nessuno gli chiede conto delle devastazioni e dei massacri contro i palestinesi che il suo ferreo padrone e servo Netanyahu sta continuando a commettere in Libano, in Cisgiordania ed anche in quel che purtroppo rimane di Gaza.
Tutto questo, però, non basta ancora. Così nessuno accenna ad una minima parola per cercare una soluzione diplomatica per l’Ucraina, anzi viene data l’autorizzazione a Zelensky ad aumentare la produzione di armi, gli viene garantito totale sostegno politico così come l’impegno da parte dei suoi alleati a non interrompere le sanzioni contro Mosca. Altro regalo a Trump: continueremo ad acquistare dagli Usa il gas che costa cinque volte in più di quello russo.
In questo scenario di fallimento totale della politica internazionale a chi affidare il compito della comparsa? Ma all’Italia, ovviamente, e alla sua Presidente del Consiglio che dopo essere stata esclusa ripetutamente nei vertici decisi da Francia, Germania e Gran Bretagna, viene riammessa come una scolaretta ripetente. Quale la missione svolta? Ovviamente tentare di riallacciare con Trump. Nessun abbraccio, ma ai giornaloni di potere interessa solo quella che i più fedeli definiscono ‘pace fatta’.
Ipocrisia, dello stesso livello di quel comportamento che con un detto forte ma molto esplicativo viene definito ‘chiagne e fotte’. Lei, la principale sostenitrice dei limiti da dare all’informazione giudiziaria, di pratica estensiva delle leggi bavaglio e delle querele temerarie, si dichiara ‘censurata’ per la posizione presa contro gli organizzatori della rassegna ‘Più libri più liberi’ che pretendono dagli espositori una dichiarazione di ‘antifascismo’ nel rispetto totale della Costituzione. Lei si oppone in nome ‘della libertà di pensiero’.
Se invece di limitarsi ad apporre la firma su quel testo sacro su cui è stata costruita la Repubblica Democratica Italiana l’avesse letto e, soprattutto, rispettato, avrebbe finalmente scoperto che è dall’antifascismo che deriva la nostra democrazia, quella che ha consentito anche a lei una mirabolante carriera politica. Invece non solo non la rispetta, ma tenta in tutti i modi di smontarla, di demolirla per costruire uno stato autoritario dove il potere politico controlla tutto, dal presidente della Repubblica agli organismi che garantiscono verifiche incrociate sull’uso stesso del potere.
Fallita miseramente l’operazione referendaria, voluta dal ministro della giustizia che oggi può impunemente inneggiare ai meriti giudiziari di Benito Mussolini, eccola di nuovo all’attacco con una proposta di legge elettorale demolitrice del parlamento, del diritto del cittadino a scegliere i candidati, di promuovere una forma nemmeno tanto mascherata di premierato. Possibile che ai cosiddetti moderati possa andar bene lo smantellamento della Repubblica così come l’abbiamo costruita e rispettata nei primi 80 anni di vita? O forse quel termine, moderati, non è una scelta politica, ma strumentale per poter occupare qualche strapuntino nel treno della maggioranza fascio-leghista?
Da Evian a casa nostra trionfa l’ipocrisia. Ma quale futuro ci può essere per un Paese che continua a reggersi in equilibrio precario tra le masse di cittadini che reclamano più democrazia, più lavoro, più assistenza e l’idiozia di chi sostiene la ‘remigrazione’, i divieti sulle manifestazioni di pensiero e di piazza, i continui attacchi al pensiero critico, il feroce tentativo di riscrivere la storia e la cultura d’Italia, la necessità di attaccare le istituzioni democratiche invece di provvedere a combattere la crescente povertà e la precarietà del lavoro, così come la rinuncia alle cure di tanti anziani che con la misera pensione che ricevono non possono andare oltre all’aiuto da dare a qualche familiare che sta peggio di loro?
Non foss’altro che per doveri umanitari, prima ancora che per quelli democratici e politici, bisognerà darsi da fare con tutte le forze per smetterla con la demagogia, con la propaganda, con i video accattivanti perché il dopo, con questi signori, se dovessero rivincere, sarebbe ancora più brutale del presente.
