Il nome di Bruno Caccia scolpito all’ingresso del Palazzo di Giustizia di Torino è la migliore risposta alla delibera del CSM sui criteri di selezione dei ruoli direttivi nelle Procure che rischia di riportare indietro di quarant’anni la comprensione del fenomeno mafioso.
Bruno Caccia infatti, quando era Procuratore a Torino e conduceva delicate indagini su mafia, riciclaggio e colletti bianchi, venne assassinato da un commando di ‘ndrangheta il 26 Giugno 1983. Pensare oggi di differenziare la risposta dello Stato alle mafie a seconda dei territori è uno schiaffo postumo a Giovanni Falcone che, immaginando le strutture specializzate e centralizzate di investigazione, prevenzione e contrasto alle mafie, le volle nazionali senza distinzioni di sorta: era il 1991!
Per queste ragioni Articolo 21 ha partecipato al presidio convocato da Libera, al quale sono intervenuti anche la Cgil, la UISP e la Coop sociale Arcobaleno oltre al Testimone di Giustizia Mauro Esposito.
Quello che succede dentro il CSM riguarda tutti i cittadini, non è materia riservata agli addetti ai lavori, come non lo è la difesa delle sue prerogative costituzionali come ha dimostrato il recente referendum costituzionale. In sintonia con la nostra mobilitazione anche la Procuratrice generale del Piemonte e della Valle D’Aosta, Lucia Musti, che ha pubblicato un comunicato inequivocabile
