C’è una linea nera che separa la dialettica democratica dall’ostentazione del fascismo del terzo millennio. A Cormano quel confine è stato varcato nell’indifferenza di chi doveva vigilare. Banchi del Consiglio comunale, seduta ufficiale. Massimiliano Festa — già presidente del circolo cittadino di Fratelli d’Italia — prende la parola. Non indossa l’abito buono dell’amministratore pubblico, ma una polo nera con il simbolo di Forza Nuova e una croce celtica ben visibile al collo. L’atto di fede neofascista consumato dentro il cuore dell’istituzione repubblicana. Forza Nuova non ha certo bisogno di presentazioni: è la sigla eversiva i cui vertici sono stati condannati per il vile assalto squadrista alla sede nazionale della CGIL a Roma. Vedere quei simboli esibiti liberamente su uno scranno pubblico è il segnale del degrado a cui siamo arrivati. Di fronte a questa ennesima provocazione, chi presiedeva l’aula avrebbe dovuto staccare la spina e sospendere la seduta. Ha scelto invece il silenzio e l’indifferenza. È servita la protesta ferma di ANPI e AVS per squarciare il velo di omertà e denunciare la gravità di quanto accaduto. Non si tratta di sanzionare una “banale” provocazione, ma di decidere se le leggi della Repubblica — a partire dalla Scelba e dalla Mancino — valgano ancora all’interno dei palazzi delle istituzioni o se la tolleranza verso chi calpesta la Costituzione sia diventata accettabile.
