Benito Mussolini in persona si prendeva la briga di telegrafare ripetutamente al Prefetto di Torino nel 1923 ordinando di rendere impossibile la vita a quel “fastidioso oppositore” che era Piero Gobetti, allora 22enne (!). Cosa diavolo faceva un ragazzo di 22 anni di tanto pericoloso per il Fascismo che allora andava violentemente irrobustendosi, ma che era in quel momento ancora resistibile se in tanti “ben pensanti” non avessero deciso in cuor proprio che fosse un prezzo accettabile in cambio di ordine e sicurezza? Gobetti studiava, pensava, sceglieva con cura le parole da usare e poi scriveva senza ritegno, con intransigenza di giudizio e pubblicava e faceva rete attorno alle pubblicazioni ed organizzava scuola di politica e gruppi di azione sul territorio. La parola che denuncia ed impegna alla lotta: questo faceva e per questo sarà massacrato di botte e la sua attività editoriale annientata nel 1925. Una lezione che arriva fino ai giorni nostri con il giornalista Giampaolo Sarti aggredito giusto ieri a Trieste perché “infastidiva” col suo lavoro un raduno di fascisti e con la decisione della Regione FVG di tagliare i fondi al Premio Luchetta, dopo anni di prezioso e riconosciuto lavoro a servizio della libertà e della democrazia, facendo così pagare ai suoi organizzatori con ogni probabilità la colpa di non aver taciuto sui crimini di Israele, invitando Francesca Albanese. Anche di questo parleremo domani a Trieste.
(Nella foto Piero Gobetti)
