Con Virginia Veludo, da poco in libreria con “E mi sono sentita meno sola. Vivere una normale giornata in Italia oltre la rassegnazione” (Rizzoli), si ha sempre la possibilità di dialogare, approfondire e persino dissentire: virtù rarissima in questa fase storica. La intervistiamo in occasione della Giornata mondiale per la libertà di stampa, mentre l’Italia sprofonda dal quarantanovesimo al cinquantaseiesimo posto nella classifica di Reporters Sans Frontières, e ci confrontiamo con lei su come viva una Millennial in questo Paese senza lavoro, o con un lavoro troppo spesso precario, senza diritti, senza pari opportunità e spesso senza dignità, con un’informazione omologata, una crisi politica drammatica e una tragedia economica in atto. Discutiamo a ruota libera: dal Concertone del Primo maggio al ruolo dei sindacati, dalle contraddizioni del capitalismo alla necessità di riappropriarci degli spazi pubblici, dalla poesia alla sociologia, giungendo alla conclusione che l’essenza di uno Stato democratico risieda proprio nella possibilità di confrontarsi, talvolta anche di scontrarsi, ma sempre consentendo a chiunque di dire la sua. Una facoltà inscritta nell’articolo 21 della Costituzione ma mai come oggi messa a repentaglio, in alcuni casi calpestata o, peggio ancora, ignorata da un servizio pubblico che sembra aver smarrito la sua funzione.
