Almeno trentadue giornalisti sono stati uccisi in Siudsn nei tre anni di guerra civile che vede contrapposti I militari dell’esercito regolare, guidato dal generale Abdel Fattah al Burhan e le Forze dj supporto rapido fedeli al generale Mohamed Dagalo, meglio conosciuto come Hemedti. Un conflitto che ha dilaniato un intero paese, causando lo sfollamento di quindici milioni di persone risucendone oltre trenta milioni di sudanesi alla fame.
Quella in atto nel paese africano è oggi la più grave crisi umanitaria al mondo. Eppure l’Occidente guarda altrove.
Come sempre sono i civili a pagare il prezzo più alto. Insieme agli operatori dell’informazione.
Solo nell’ultimo anno nove giornalisti mentre documentano quanto stava accadendo nel loro paese. Sono state inoltre accertate una serie di abusi, la maggior parte dei quali attribuiti alle RSF. Diverse giornaliste sono state violentate, uffici dei media trasformati in centri di detenzione, case sequestrate. Decine di reporter sono stati rapiti e tenuti in ostaggio per ottenere un riscatto. Tra i giornalisti uccisi, il direttore dell’agenzia di stampa Sudan News Taj al-Sir Ahmed Suleiman,che chi scrive aveva conosciuto e apprezzato per il suo grande coraggio, giustiziato dalle RSF a novembre insieme a suo fratello a El Fasher, nel Darfur settentrionale.
E in silenzio assordante della comunità internazionale, che pesa come un macigno.
