Giornalismo sotto attacco in Italia

Basta subire il ricatto dei criminali di guerra

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Il governo del criminale di guerra israeliano Nethanyau ha compiuto un atto illegale di sequestro delle imbarcazioni della Flottilla a duemila, ripeto, duemila chilometri dalla costa italiana. Solo duemila chilometri. In acque internazionali e ben più lontano da Israele rispetto ai confini dell’Europa. Eppure non sta accadendo  niente, assolutamente niente.

Deboli e balbettanti richiami. Nel frattempo due membri della Flottilla sono sequestrati in Israele, perché di sequestro si tratta, forse torturati ma comunque non legalmente garantiti e l’unico che urla la sua protesta è il primo ministro spagnolo Sanchez, paese al quale appartiene uno dei due prigionieri di fatto del governo israeliano.

In Italia siamo al paradosso che la presid nte del consiglio non fa cenno all’unico vero atto di violenza avvenuto il 25 aprile, lo sparo a salve di un giova ne della comunità ebraica romana contro due manifestanti dell’Anpi. Un episodio definito da un collega di religione ebraica quale è Gad Lerner come il frutto di una degenerazione squadristica di elementi che – in nome di una supposta «autodifesa» – minacciano e aggrediscono nelle scuole e per strada chi individuano come nemico di Israele.

Il premier Pedro Sanchez ha denunciato in un messaggio su X che “Israele ha di nuovo violato la legalità internazionale assaltando la Flotilla in acque che non gli appartengono”, esortando l’Unione europea a “sospendere SUBITO” l’accordo di associazione con Israele ed esigendo che il primo ministro Benjamin Netanyahu “rispetti la legge dei nostri mari”.

Nessuno ha risposto, nessuno si muove. Non sono bastati più di 70.000 morti a Gaza, non bastano le guerre scatenate contro il Libano e la Cisgiordania, quella imposta  – probabilmente con oscuri ricatti – all’Iran via Trump, non basta mai niente perchè i governi europei reagiscano al governo criminale dello stato di Israele. Mai niente.

Non si annullano accordi commerciali e si continuano a inviare armi. Siamo prigionieri della violenza sionista che ormai colpisce quasi nel nostro mare, forse tutti sotto ricatto senza trovare il minimo coraggio di reagire. Neanche da parte delle forze politiche di opposizione.

 

 


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