I bavagli della destra destra

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Meloni e la Rai. Nella conferenza stampa del 4 gennaio la presidente del Consiglio ha negato di aver occupato il servizio pubblico, di aver fatto, invece, un “lavoro di riequilibrio” perché, durante il Governo Draghi, Fratelli d’Italia, unico partito all’opposizione, non aveva nessun consigliere di amministrazione, dimenticando che su sette consiglieri solo due sono di nomina governativa, quattro votati dal Parlamento e uno dall’assemblea dei lavoratori. Dimostrando così, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia inutile tale conferenza dove il presidente del Consiglio di turno può dire ciò che vuole, come ha fatto la Meloni, svicolando le domande “scomode” (pochissime), senza il diritto di replica da parte del giornalista. Morale: quarantadue inutili domande con tanto di applauso finale: una vergogna!
Stanno accadendo cose inconcepibili che mettono a rischio la democrazia. Alla festa di Fratelli d’Italia un alto dirigente Rai dal palco ha fatto dichiarazione di appartenenza al partito – mai accaduto – qualche giorno di polemica poi il silenzio, tutto è rimasto come prima, come se nulla fosse accaduto.
Il 2023 si è concluso con l’ennesimo l’assalto alla libertà d’informazione con l’approvazione dell’emendamento proposto da Enrico Costa di Azione che introduce il divieto di pubblicazione “integrale o per estratto” del testo dell’ordinanza di custodia cautelare. La Meloni lo ha fatto immediatamente approvare alla Camera, ringraziando Costa e Azione per il gentile assist. La reazione è stata immediata, diversi sono i magistrati, tra questi alcuni procuratori della Repubblica, che hanno firmato un documento in cui chiedono il ritiro immediato dell’emendamento. La FNSI e Articolo 21 hanno chiesto al presidente della Repubblica Mattarella di non firmare la legge.  Il 2024 è iniziato con un altro tentativo di bavaglio. La Repubblica ha intervistato il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, sempre del partito della Meloni, che noi bolognesi conosciamo bene perché  da alcuni anni alla vigilia della strage di Bologna del 2 agosto 1980 riesuma la pista palestinese sull’attentato nonostante che la magistratura l’abbia definitivamente esclusa. L’ultimo tentativo è avvenuto lo scorso anno a ridosso della commemorazione. Mollicone è stato il primo firmatario della mozione del centrodestra nella quale non appare nessun riferimento alla matrice neofascista dell’attentato che uccise 85 persone e ne ferì 216, nonostante condanne definitive e altre in primo grado, ma soprattutto facendo, ancora una volta, riferimento alla pista palestinese. Ennesimo tentativo di depistaggio. Nell’intervista a Repubblica Mollicone ha dichiarato la necessità di una riforma che metta la certificazione digitale sulla veridicità delle notizie che servirebbe per combattere le fake news: “Servirebbe una seria riforma dell’editoria per difendere l’attendibilità delle fonti e la veridicità delle informazioni”. Dopo la reazione negativa all’intervista, immediatamente il deputato di FdI ha smentito e ha accusato Repubblica di manipolazione e fake news. Il direttore Maurizio Molinari ha confermato l’intervista, non solo, ha detto che Mollicone, prima della pubblicazione, l’aveva letta e approvata. Questa vicenda sa di sondaggio: “Buttiamola lì per vedere la reazione”. Questi fatti ricordano altri tempi, tempi di regime. L’obiettivo è imbavagliare l’informazione e l’antifascismo, come è accaduto a Capistrello in Abruzzo dove per la festa Befana il Comune ha consegnato ai bimbi la calza con i simboli della X Mas; a Roma, alla commemorazione delle vittime del Fronte della Gioventù di Acca Larentia, i giovani di Fratelli d’Italia hanno marciato facendo il saluto romano. Da quando vi è un Governo di destra destra, questi fatti stanno proliferando, anche per questo l’informazione libera va difesa e il pluralismo deve sempre essere garantito.  Il Paese ha bisogno di una riforma del sistema Radiotelevisivo fatta dal Parlamento – maggioranza e opposizione insieme -, che tolga il servizio pubblico dalle grinfie dei partiti, di tutti i partiti.
(Nella foto la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni)


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