Festa dei Lavoratori 1° Maggio. Non chiamiamole bianche o nere. Le morti dei lavoratori sono solo ‘morti sporche’.

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Non c’è molto da festeggiare questo 1 maggio 2022 secondo i dati riportati dall’Osservatorio Nazionale di Bologna sono 422 i lavoratori morti nei primi mesi dell’anno.

Dietro ogni numero c’è una storia. Storie di giovani donne e uomini che lasciano famiglie e molteplici interrogativi.

C’è la storia di Ambra Sala Tenna, una postina che ha perso la vita a 29 anni in un incidente con uno scooter delle poste mentre faceva consegne. E’ morta dopo un giorno di agonia. I suoi familiari hanno donato gli organi della povera giovane consapevoli di poter salvare altre vite e regalare a qualcuno la possibilità di vivere un’esistenza migliore.

E poi la storia di Fabio Palotti, 39enne tecnico ascensorista trovato morto dopo 15 ore nel vano dell’ascensore della Farnesina sul quale lavorava.  Probabilmente era deceduto giovedì pomeriggio, ma nessuno si era accorto della sua morte. Com’è possibile tutto questo in un Ministero dove lavorano centinaia di persone? Poteva lavorare solo senza alcun collega? Dinamiche ancora tutte da chiarire.

E ancora a Milano Rosario Fresina un operaio, è morto dilaniato dal tornio su cui stava lavorando. Come ha fatto ad essere trascinato e dilaniato dal mandrino del tornio? forse non c’erano le protezioni. A Oristano un anziano agricoltore ha perso la vita cadendo sulla motozappa e il suo corpo è stato dilaniato dalle lame del mezzo. A Taranto un edile di 51 anni ha perso la vita colpito da un pezzo di gru che gli è crollata addosso.

Dall’inizio dell’anno riportano i dati sono 49 gli agricoltori schiacciati dal trattore e 30 gli autotrasportatori morti (40 con i dispersi dell’incendio traghetti Grimaldi di cui non si hanno più avuto notizie da due mesi).

L’Osservatorio di Bologna da cui provengono i dati è stato aperto il 1° gennaio 2008 da Carlo Soricelli, ex operaio, per non dimenticare i sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti poche settimane prima. I morti sui luoghi di lavoro sono da 15 anni tutti registrati in apposite tabelle excel con data della morte, provincia e regione della tragedia, identità della vittima, età, professione, nazionalità e cenni sull’infortunio mortale.  Dal 1° gennaio 2008 anno di apertura dell’Osservatorio sono morti oltre 20000 lavoratori per infortuni.

“Nessuna categoria è al riparo da questa carneficina – dice Carlo Soricelli – e non dimentichiamoci che altrettanti lavoratori perdono la vita sulle strade e in itinere, molte sono anche le donne”.

“Io oggi non festeggerò – ci dice – e porterò il lutto al braccio”.

Su RaiUno in seconda serata martedì 2 maggio a partire dalle ore 23.25 nel programma “Via delle Storie” condotto da Giorgia Cardinaletti e Marco Bentivogli si parlerà delle tante storie dei lavoratori deceduti sul lavoro.

Si narrerà la storia di Gabriele di Guida attraverso l’intervista a sua mamma Ester. Gabriele è morto a soli 25 anni, schiacciato dai rulli. Lavorava in fabbrica da  45 giorni.

E poi si affronterà la vicenda di Stefania Benedetti, un’imprenditrice che nel 2017 ha perso quattro dita di una mano sotto un macchinario.  “Il viaggio di “Via delle Storie” questa settimana – scrivono gli autori – incontra quello di chi  vive sulla propria pelle la tragedia delle morti sul lavoro”.

“Le chiamano morti bianche – dice Soricelli – bianche come i teli che ricoprono i corpi di chi non tornerà più a casa. Sono gli schiavi di un’era moderna che insegue la logica del profitto; dove si corre per accorciare i tempi di consegna. Storie di riders raccontate da Yiftalem, fiorentino di origini etiopi, una vita sui pedali, poi  la laurea in economia,  ora  il desiderio di rendere “il lavoretto” tutelato e senza rischi”.

Nella puntata verrà mandato il video della poesia “Morti bianche” di Soricelli letta da Flavio Insinna. Una poesia profonda e toccante che sollecita alcune riflessioni. “Se la morte è sempre nera, perché quella dei lavoratori diventa bianca?” si chiede l’autore.

Il bianco è il colore della purezza, del candore, è il colore dell’innocenza, ma diventa una morte bianca quando si tratta di un morto sul lavoro.

Il bianco in questo caso, è solo il colore di un gelido lenzuolo che copre un corpo inerme. Un corpo caduto dall’alto da un ponteggio, o magari un corpo schiacciato sotto una lamiera o carbonizzato in un incendio.

Sono ‘nere’ queste morti e di ‘bianco’ hanno spesso solo la fredda assenza di un colpevole. Ma oggi queste morti a noi non ci sembrano ‘bianche’ tantomeno ‘nere’ ma solo maledettamente ‘sporche’.

Sporche per l’assenza di istituzioni, di sicurezza e di garanzie. Sporche come i tanti traffici che ci sono dietro; sporche come le vicende dei tanti lavoratori fruttati, malpagati a volte derisi e umiliati.

Un paese in cui ogni giorno ci sono morti sul lavoro non è paese civile” aveva affermato Insinna durante una puntata del programma L’Eredità.

Onore dunque oggi e sempre a tutti quei lavoratori che hanno perso la vita e che le loro morti non siano vane ma un monito quotidiano per pretendere maggiore sicurezza sul luogo di lavoro.

Perchè davvero con questi dati, siamo ancora molto lontani da una reale e autentica civiltà.


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