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Premio Morrione. Le insidie di un’inchiesta che nasce. Diario dei finalisti della 9a edizione

 

Siamo partiti ancor prima di partire. Il nostro viaggio inizia nelle nostre teste e sui nostri pc prima che in strada. Il percorso è pieno zeppo di insidie, ma ci apprestiamo a percorrerlo con la determinazione di chi sa di dover arrivare fino in fondo. O almeno provarci.

Dopo mesi di ricerche e telefonate, finalmente prepariamo lo zaino e le telecamere e ci incontriamo a Roma, nel cuore multietnico della città. Da qui muove i passi la nostra inchiesta, è qui che incontriamo i primi testimoni, è qui che tastiamo con mano un lavoro che ci porterà a superare confini materiali e culturali.

Cristiana Mastronicola nelle strade della capitale

E’ un anno speciale, questo. Tutto si muove con lentezza e prudenza. E noi pure, che leggiamo negli occhi di chi incontriamo incertezza e speranza. I mondi lontani che vogliamo raccontare sembrano ancora più lontani, oggi, con una pandemia in corso, eppure chi ci parla ci porta lì con uno sguardo.

Appunti su appunti, telefonate che si trasformano in scoperte. Ogni giorno la storia si arricchisce di particolari, si colora di sfumature che non avevamo preventivato. Il bello della nostra inchiesta è proprio la scoperta continua ed entusiasmante di pezzi di un puzzle che proviamo a ricostruire.

Pietro Adami durante una intervista

Ad accompagnarci in questo viaggio il nostro tutor Luca Rosini che, in un continuo confronto, ci sprona e ci suggerisce direzioni in cui guardare, angoli da esplorare. Scriviamo e riscriviamo il progetto, lo arricchiamo di letture e parole, lo modelliamo sulle nuove scoperte e ci facciamo trascinare dalla bellezza di un lavoro in continuo divenire.

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