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Carcere e giornalisti: la Corte Costituzionale fa fare un passo avanti all’Italia

 
Le organizzazioni del consorzio Media Freedom Rapid Response (MFRR) ricevono con favore la decisione della Corte Costituzionale Italiana di rinviare al Parlamento l’eliminazione delle pene detentive nei casi di diffamazione a mezzo stampa, per consentire alle Camere di riformare la materia allineandosi alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani.

Il 9 giugno 2020 la Consulta ha tenuto un’importante udienza pubblica in merito alla legittimità costituzionale dell’articolo 595 del codice penale e dell’articolo 13 della legge 47/1948 (legge stampa), decidendo che, benché una riforma sia necessaria, spetti al Parlamento modificare le norme.

La Corte Costituzionale, pur considerando necessaria “una complessa operazione di bilanciamento tra la libertà di manifestazione del pensiero e la tutela della reputazione della persona”, ha rilevato che una rimodulazione di questo bilanciamento è “ormai urgente alla luce delle indicazioni della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo” per tutelare adeguatamente la libertà dei media.

In pratica, la Corte sposta la decisione di un anno e stabilisce che, se il Parlamento non avrà cambiato la legislazione entro il 22 giugno 2021, sarà essa stessa ad abolire le pene carcerarie attualmente previste per il reato di diffamazione. Diversi disegni di legge di riforma in materia sono attualmente all’esame del Senato.

Un altro passo avanti risiede nel fatto che la Corte abbia sospeso tutte le condanne al carcere per diffamazione a mezzo stampa, e che tale sospensione si applica sia per i procedimenti in corso siaper quelli in fase di definizione nei prossimi mesi.

Le organizzazioni firmatarie di questa dichiarazione accolgono con favore la decisione di rinviare la questione al Parlamento, la quale costituisce un primo importante passo in avanti verso l’abolizione delle pene carcerarie nei casi di diffamazione in Italia. Questa decisione dimostra quanto sia necessario e urgente riformare la normativa italiana per allinearla agli standard giurisprudenziali della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Un cambiamento sostanziale necessita tuttavia di una corrispondente volontà politica. Pertanto, esortiamo il legislatore italiano a collaborare attivamente con i giornalisti e le organizzazioni a tutela della libertà di stampa per fare in modo che nei prossimi mesi si arrivi a proposte legislative che rispondano ai diversi richiami che la Corte europea ha rivolto all’Italia al fine di rafforzare la tutela dei media. Riscontriamo segnali positivi che confermano come il dialogo e la collaborazione in questo senso siano già avviati.

In ogni caso, è essenziale che, nel compiere un piccolo passo in avanti, le sanzioni sostitutive delle pene carcerarie nei casi di diffamazione non portino invece ad un grande passo indietro. Ogni nuova norma che sostituisca le pene carcerarie dovrà evitare l’introduzione di pene pecuniarie sproporzionate o irragionevoli. Lo spettro di pesanti multe equivarrebbe per le emittenti e le testate giornalistiche alla minaccia di finire sul lastrico ed avrebbe sui giornalisti lo stesso potenziale effetto di autocensura delle pene carcerarie.

Allargando lo sguardo, questa decisione dovrebbe fungere da catalizzatore per arrivare ad unariforma complessiva della normativa di diritto civile in materia di diffamazione in modo da tutelare i giornalisti dalle querele temerarie (SLAPPs), che anche in Italia, come in altri paesi europei, costituiscono una minaccia particolarmente grave alla libertà dei media.

Infine, solo una riforma complessiva delle norme sulla diffamazione, sia nel civile sia nel penale, riuscirà a tutelare del tutto i giornalisti dalle querele temerarie e dalle relative richieste di danni.

La decisione della Consulta ha creato un’occasione di cambiamento che non andrebbe sprecata.

Casi di diffamazione o cause civili che abbiano il carattere della temerarietà e pretestuosità possono essere segnalati alla piattaforma di monitoraggio mappingmediafreedom.orgIl  Media Freedom Rapid Response (MFRR) fornisce anche sostegno legale a giornalisti, operatori dell’informazione ed emittenti. Per altre info su assistenza legale, si può consultare il sito https://www.mfrr.eu/support/legal-support o scrivere a Flutura Kusari kusari@ecpmf.eu

Sottoscritto da:

ARTICLE 19

European Centre for Press and Media Freedom (ECPMF)

European Federation of Journalists (EFJ)

Free Press Unlimited (FPU)

Institute for Applied Informatics 

International Press Institute (IPI)

Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa (OBCT) 

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Questa dichiarazione è stata redatta nell’ambito del Media Freedom Rapid Response (MFRR), un meccanismo di risposta a livello europeo che monitora e reagisce a violazioni della libertà di stampa e dei media negli Stati Membri dell’UE e Paesi Candidati. Questo progetto fornisce sostegno pratico e legale, organizza campagne di mobilitazione e di informazione per proteggere i giornalisti e gli operatori dei media. Il MFRR è organizzato da un consorzio guidato dal Centro Europeo per la Libertà di Stampa e dei Media (ECPMF) che comprende ARTICLE 19, la Federazione europea dei giornalisti (EFJ), Free Press Unlimited (FPU), l’Istituto per informatica applicata dell’Università di Lipsia (InfAI), l’International Press Institute (IPI) e CCI/Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa (OBCT). Il progetto è cofinanziato dalla Commissione Europea.

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