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Un tweetstorm per Carlo Verdelli. Ecco perché serve. Troppo lungo l’elenco dei cronisti minacciati dai neofascisti

 

Nel Paese in cui sarebbe vietata la ricostituzione del partito fascista è, invece, difficile scrivere del ritorno, in grande stile, delle formazioni neofasciste. Raccontare che in molte città e soprattutto in rete si assiste ad un rigurgito nero costellato di intolleranza e minacce sempre più gravi è diventato rischioso al punto che ad alcuni giornalisti viene attribuita la scorta. E’ tutto qui il paradosso. Il problema non è il fascismo ma chi lo descrive. Il giornalista Nico Piro ha lanciato dal sito di Articolo 21 la proposta di un tweetstorm per Carlo Verdelli, il direttore di Repubblica finito nel mirino di gruppi e account anonimi e le minacce sono così gravi che il Ministero dell’Interno lo ha messo sotto protezione da inizio marzo. Prima che per Verdelli la stessa decisione era stata presa per Paolo Berizzi,anch’egli giornalista di Repubblica, autore di Nazitalia e di numerose inchieste sul ritorno ma anche sul potere attuale che hanno gruppi di estrema destra in Italia, nonché del loro legame con il calcio. Una ricostruzione fedele degli affari dell’estrema destra era stata fatta da L’Espresso che ha dovuto difendersi in Tribunale da una querela infondata per diffamazione. E’ sempre più lungo l’elenco dei cronisti minacciati per le loro inchieste sulla destra profonda o anche solo per servizi di cronaca su eventi degli estremisti. Due giornaliste videomaker di LaPresse e di Alanews sono state intimidite durante l’ultima commemorazione della strage di Acca Larenzia a Roma che stavano, appunto, documentando per un servizio di cronaca. Federico Gervasoni è stato ripetutamente minacciato dopo gli articoli sui neonazisti a Brescia. Andrea Palladino, sempre sulla rete, è stato minacciato da esponenti riferibili ad Avanguardia Nazionale per i suoi articoli sul ruolo e il potere dei vecchi estremisti e i legami con gruppi emergenti. Gli estremisti di destra Giuliano Castellino e Vincenzo Nardulli nel 2019 hanno impedito con azioni violente e minacce di morte il lavoro de L’Espresso, che aveva inviato il giornalista Federico Marconi e il fotografo Paolo Marchetti a seguire la manifestazione per Acca Larenzia. Al processo contro Castellino e Nardulli la Federazione della Stampa è stata ammessa come parte civile.
I cosiddetti “squadristi da tastiera”, quasi tutti nascosti dietro l’anonimato di profili troll, hanno ricoperto di insulti e di minacce anche la giornalista Antonella Napoli, dirigente dell’associazione Articolo 21 e direttrice di Focus on Africa, “rea” di aver scritto contro la deriva xenofoba mei confronti dei migranti e in difesa della Costituzione antifascista e antirazzista. Per loro sfortuna hanno lasciato qualche traccia e la collega ha prontamente denunciato alla polizia postale. Da mesi la Napoli è sottoposta a regime di protezione radio controllato.
Quando si tratta di donne l’attacco sui social è ancora più abbietto, diventa volgare e sessista, fino all’istigazione allo stupro come nei confronti della Napoli.
Il tweetstorm proposto da Nico Piro e al quale Articolo 21 ha subito aderito vuole ricordare anche questo, ossia quanto stia diventando grave, pericolosa e purtroppo ancora impunita l’aggressione dei neofascisti alla libertà di stampa. Il 23 aprile è la data indicata come quella della morte di Verdelli da un account anonimo. Il 25 aprile è la festa della Liberazione dal regime fascista. E’ il momento giusto per farsi sentire. Per Carlo Verdelli e per la nostra libertà.

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