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“Vi racconto mio marito Barış Terkoğlu, arrestato perché è un giornalista libero”

 

Barış Terkoğlu ha 39 anni e da 12 fa il giornalista. Da più di 10 anni dirige Oda TV, un portale di informazione indipendente con sede ad Istanbul. Terkoğlu è inoltre editorialista per Cumhuriyet, uno storico giornale d’opposizione, sul quale ha rivelato numerosi casi di corruzione e le reti illecite legate al governo turco.
Terkoğlu ha scritto con il suo collega Barış Pehlivan tre libri di inchiesta, l’ultimo è il bestseller intitolato Metastasi (Metastaz). Con il suo ultimo lavoro Terkoğlu ha portato alla luce le organizzazioni e le sette religiose infiltrate nelle istituzioni statali. Ha rivelato il nome degli uomini d’affari che sono stati rilasciati in cambio di tangenti. Dal 4 aprile è in carcere, arrestato per la diffusione della notizia del funerale di un agente dei servizi di sicurezza turchi morto in Libia. 

Eravate insieme quando sono venuti a prelevarlo per portarlo in carcere. Cosa è avvenuto in quei momenti?
”Prima hanno dichiarato che il Pubblico Ministero non ha potuto interrogarlo quella notte, poi hanno ordinato a tutta la stampa arrivata dove Barış era stato trasferito di abbandonare l’edificio. Hanno inoltre predisposto un’ulteriore misura cautelare che prevedeva che 30 poliziotti circondassero mio marito per portarlo in tribunale e impedendoci di partecipare all’udienza di conferma dell’arresto. Io e i nostri amici abbiamo dovuto aspettare fuori dal tribunale, sperando fino all’ultimo che potessimo tornare a casa con Barış. Mentre aspettavo, le mie sensazioni erano piuttosto confuse perché da un lato sapevo che la notizia oggetto dell’indagine era solo una scusa per arrestare Barış, ma dall’altra parte ero al corrente che in termini di legge i PM stavano dicendo che lui e i suoi colleghi sarebbero stati sicuramente processati senza arresto, e quindi speravo che sarebbe stato almeno rilasciato condizionatamente. Ma ci siamo resi conto per l’ennesima volta che contare sull’applicazione della legge è una vana speranza.

Ha avuto la possibilità di difendersi?

“Prima hanno dichiarato che il Pubblico Ministero non aveva potuto interrogarlo quella notte, poi hanno ordinato a tutta la stampa arrivata dove Barış era stato trasferito di abbandonare l’edificio. Hanno inoltre predisposto un’ulteriore misura cautelare che prevedeva che 30 poliziotti circondassero mio marito per portarlo in tribunale, impedendoci di partecipare all’udienza di conferma dell’arresto. Io e i nostri amici abbiamo dovuto aspettare fuori dal tribunale, sperando fino all’ultimo che potessimo tornare a casa con Barış. Mentre aspettavo, le mie sensazioni erano piuttosto confuse perché da un lato sapevo che la notizia oggetto dell’indagine era solo una scusa per arrestare Barış, ma dall’altra parte ero al corrente che in termini di legge i PM stavano dicendo che lui e i suoi colleghi sarebbero stati sicuramente processati senza arresto, e quindi speravo che sarebbe stato almeno rilasciato condizionatamente. Ma ci siamo resi conto per l’ennesima volta che contare sull’applicazione della legge è una vana speranza”.

Le è stato permesso di vederlo dopo l’arresto?
L’ho rivisto nel carcere penitenziario di Silivri due giorni dopo l’arresto e la settimana scorsa. Da allora le visite sono state cancellate a causa della pandemia di COVID-19. Nonostante sia passato più di un mese dall’arresto non è ancora stata formulata un’accusa formale. In base alle leggi attuali, nel caso in cui fosse giudicato colpevole, la pena detentiva è di circa 8 mesi. Nel frattempo lui e i suoi colleghi di Oda Tv sono incarcerati, senza accuse, da oltre un mese”.

Ma quali sono le notizie contestate?
L’indagine è stata aperta per una notizia pubblicata dal sito di Oda TV riguardante il funerale di un membro dei Servizi segreti turchi morto in Libia. L’articolo 27/3 dello Statuto dei Servizi segreti turchi (MIT), in particolare nei comma 1 e 2, prevede il carcere per chi rivela l’identità di agenti dei servizi segreti e definisce come circostanza aggravante la sua rivelazione tramite stampa. In questo caso la pena aumenta. La notizia è stata pubblicata il 3 marzo. Nelle ore successive alla pubblicazione, Oda TV è stata presa di mira prima dai leoni da tastiera sui social media e poi dai canali televisivi filo-governativi come Beyaz TV. La mattina successiva, il 4 marzo, mio marito è stato arrestato in quanto direttore della testata. Qualche ora dopo la stessa sorte è toccata a Hülya Kılınç, la giornalista autrice della notizia. Nella dichiarazione resa alle autorità giudiziarie, Kılınç ha detto di aver parlato del funerale, diffondendo i dettagli della cerimonia funebre, in quanto questo era avvenuto in forma pubblica. Ha capito che la vittima era un membro dei Servizi segreti dopo una breve ricerca su Internet e quindi aveva aggiunto questo elemento alla notizia. Ancora oggi, chiunque digiti su qualsiasi motore di ricerca il nome dell’agente trova sia notizie che immagini del defunto, il cui funerale è stato raccontato non solo da Oda TV ma anche da varie testate nazionali tra cui il quotidiano nazionalista Yenicag e il forum online Eksi Sozluk già dal 23 febbraio. Inoltre, 10 giorni prima della pubblicazione da parte di Oda Tv, Ümit Özdag, deputato nazionalista dell’Iyi Parti (letteralmente, il Partito buono), aveva tenuto una conferenza stampa in parlamento in cui aveva rivelato queste informazioni, e Yaşar Okuyan, un ex ministro, ne aveva parlato su Halk TV. I video di entrambi gli interventi sono totalmente accessibili a tutti in rete. E dunque, se l’identità dell’agente, il suo incarico e la sua morte erano già noti prima che la notizia fosse pubblicata su Oda TV, perché mio marito, Barış Terkoğlu, e Hülya Kılınç sono stati arrestati? Inoltre il 6 marzo è stato ascoltato Barış Pehlivan, caporedattore di Oda Tv, dopo che Kılınç aveva dichiarato di non aver mai contattato Barış Terkoğlu per la pubblicazione della notizia ma di averla inviata a Pehlivan. Anche il caporedattore, di conseguenza, è stato arrestato. Ma, nonostante tutto ciò, mio marito è ancora in carcere”.

Gli avvocati hanno prodotto la documentazione relativa alla precedente diffusione della notizia contestata a OdaTv?
Certamente. Hanno allegato al fascicolo sia le sentenze della Corte costituzionale (le sentenze 2015/18567 e 2015/18567 dei casi di Erdem Gül e di Can Dündar, e la sentenza 2015/3378 del caso di Hakan Yiğit) sia le sentenze della Corte europea dei diritti umani (per i casi del Sunday Times nel Regno Unito, e del giornalista Stoll in Svizzera). Secondo queste sentenze, se una notizia è stata già rivelata in precedenza, la sua ripubblicazione non può essere soggetta alla stessa pena. Inoltre è successivamente apparso evidente come mio marito, arrestato all’inizio dell’indagine come responsabile della diffusione dei contenuti contestati, non avesse alcuna conoscenza della notizia. Secondo le leggi che regolano il giornalismo digitale, non esiste un titolo di “responsabile delle notizie”. La responsabilità del materiale pubblicato su internet è, a norma di legge, del “fornitore di contenuti”; e del “fornitore di accesso”. In questo caso è chiaro che i fornitori di contenuti e di accesso erano HülyaKılınç e Barış Pehlivan e, per di più, non è nemmeno reato ridivulgare notizie già pubblicate precedentemente. Il prolungamento dell’arresto di Barış Terkoğlu, il quale nulla ha a che fare con la pubblicazione contestata, è dunque da considerarsi ingiustificato.”.

Suo marito è stato arrestato solo perché è un giornalista libero. Come si sente in questo momento?
r,) con il sostegno del potere perché avevano denunciato l’infiltrazione di FETÖ all’interno dello Stato. Barış rimase in carcere per 19 mesi ma questo non lo ha cambiato. Continua tuttora a scrivere su argomenti molto delicati. Si è dimostrato un giornalista serio e coraggioso. Sono orgogliosa di lui e sono sicura che lo sarà anche nostro figlio. Questa situazione ingiusta ci tiene lontani l’uno dall’altro. Ci hanno rubato i nostri ricordi e li hanno sostituiti con la lontananza“.

Se avesse saputo che sarebbe accaduto di nuovo gli avrebbe chiesto di essere diverso?
“Conosco mio marito. So che non farebbe mai un passo indietro. Il suo carattere e la sua onestà intellettuale hanno fatto sì che mi innamorassi di lui. Non mi aspetto che cambi”.

Teme per le condizioni in cui è detenuto suo marito?
“Le carceri turche sono sovraffollate e le condizioni di detenzione sono pessime. Sono preoccupata soprattutto per il rischio di contagio da coronavirus. La situazione attuale è una minaccia reale alla salute e ai diritti fondamentali dei detenuti. Se succede qualcosa a mio marito e a tutti quelli che sono incarcerati in modo simile, è certamente responsabilità di coloro che li tengono in queste condizioni”.

Che messaggio sente di mandare al governo turco e all’Europa?
“Barış e i suoi colleghi non dovevano essere carcerati. È una vergogna che in Turchia la stampa continui a essere messa a tacere sotto la minaccia di arresto. A mio parere dovremmo tutti ricordarci dell’importanza della libertà di stampa. La storia recente in Turchia ci ha dimostrato che chi ha bisogno della stampa libera può cambiare le cose in un batter d’occhio”.

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