Un evento culturale di grande impatto, pensato per dare voce alle vittime innocenti di una guerra lontana, si intreccia con la cruda realtà della lotta alla criminalità organizzata locale.“Oggi è una giornata che ci offre di nuovo motivi per avere fiducia nello Stato, proprio oggi abbiamo avuto ospite Mimmo Rubio al prologo del Festival Imbavagliati all’evento al Museo Plart di Napoli ed è stato proprio lui, con la collega sotto scorta Marilena Natale a raccontare cosa è accaduto e come ha vissuto l’incubo di questi ultimi giorni. Ricordiamo anche quanto sia stato importante l’intervento di Articolo21, dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Italiani, della Federazione Nazionale della Stampa Italiana e del SUGC per arrivare a questo risultato”, afferma Désirée Klain, portavoce di Articolo 21 Campania.
Il primo focus del festival per la libertà di stampa si è svolto venerdì (24 aprile) al Museo Plart di Napoli. L’iniziativa, curata dalla giornalista ucraina Zhanna Zukova e dall’associazione Crasa APS, in partenariato con la Fondazione Plart è stata dedicata al racconto del dramma delle donne ucraine vittime della guerra, attraverso la mostra dal campo dei reporter Alexander Gimanov, Taras Fedorenko e Viktoriya Govorushchenko e la proiezione del documentario “The will to win” di Kadim Tarasov. A seguire c’è stata l’esibizione dei musicisti Khronenko Svitlana (mandolino) e Roberto Bianca (viola), che hanno eseguito Il brano di Giovanni Hoffmann, Serenata D-Dur. Molto toccante l’intervento di Maria Pia Incutti, presidente della Fondazione Plart
“Il silenzio delle Innocenti: chi dimentica diventa colpevole” per denunciare i diritti violati delle donne in Italia e nel mondo, è il tema dell’XI edizione di “Imbavagliati”, che prosegue il suo programma dall’11 al 13 maggio, in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici – che ospiterà la manifestazione nella sua storica sede di Palazzo Serra di Cassano (via Monte di Dio 14) – l’Ordine Nazionale dei Giornalisti Italiani e Articolo21. Il Festival Internazionale di Giornalismo Civile, ideato e diretto dalla giornalista Désirée Klain, dal 2015 ha portato a Napoli quei cronisti che hanno sperimentato il bavaglio della censura e la persecuzione di regimi dittatoriali, ma nonostante questo non hanno rinunciato alla volontà di raccontare, accendendo una luce sugli ultimi.
La Mehari di Giancarlo Siani, il giovane giornalista napoletano assassinato dalla camorra nel 1985 è simbolo dell’iniziativa per la libertà di stampa un legame importante tra passato e futuro, che insieme con slogan “Chi dimentica diventa colpevole” rinnova ogni anno dal Festival l’appello per chiedere verità e giustizia per altre vittime innocenti, come Giulio Regeni, Ilaria Alpi e Mario Paciolla.
