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E infine, si riuniscono le Camere. Trattiamole bene

 

Infine, le camere tornano a riunirsi. Non si aprono, espressione che va bene per le fabbriche, i cinema , gli uffici, le palestre . Si riuniscono ,nelle varie tipologie previste per i diversi organi del parlamento: le commissioni, le Assemblee Le giunte , gli uffici di Presidenza, le conferenze dei capigruppo. I presidenti , non hanno orario di lavoro. Il termine “apertura” riferito al Parlamento , che è risuonato milioni di volte in queste settimane, contiene e deriva da un grossolano equivoco, secondo il quale il “ lavoro” dei parlamentari coincide con le ore di riunione degli organi delle Camere, e segnatamente delle Assemblee plenarie . Non è un lavoro di ufficio ,quello del parlamentare .L’equivoco arriva al punto di considerare “lavoro” le presenza fisica ( e gravissima l’assenza) di deputati e senatori ( tutti e 630 e 315 rispettivamente) ad assistere a fasi di dibattito che interessano solo che vi interviene, oltre al presidente di turno, necessario per la validità della seduta. Le interrogazioni , quasi sempre su fatti di interesse locale, o le discussioni generali sulle proposte di legge, che separano l’esame in commissione dai voti in aula. E che si reputano superflue ,al punto da tenersi solo a richiesta di un gruppo. È legittimo sperare , se non pensare , che gli assenti da quei dibattiti siano impegnati in modo più proficuo per gli elettori e il loro stesso quoziente intellettivo.
A far considerare che quello dei parlamentari sia un lavoro , come quello delle professioni comuni, ha contribuito in modo decisivo la recisione del legame tra il parlamentare e gli elettori del proprio collegio , o circoscrizione : che gli elettori di una certa età ricordano sicuramente come un rapporto reale, dal quale scaturiva poi la decisione di rivotare quella persona , o il partito della stessa. Già, il partito: gli stessi elettori di una certa età ricorderanno anche l’idea di partito non come un ‘entità che si identifica e si esaurisce nel nome di una persona. Quello al quale si aderiva , o per cui si votava, condividendone le idee, che non cambiavano ogni giorno , e non dovevano essere “megafonate” ogni giorno con i mezzi nel frattempo messi a disposizione dalla tecnologia. Quella era la funzione del parlamentare, quella di “rappresentanza” : che contiene la funzione parlamentare, ma non si esaurisce in essa; non è un lavoro , ma una funzione; non coincideva con le riunioni dl parlamento ,ma si prolungava dal collegio al parlamento senza soluzione di continuità. E che non esiste più da quando un susseguirsi di leggi elettorali ha introdotto e mai ritrattato la pratica per cui i parlamentari fossero nominati su designazioni del capo; e che gli elettori di conseguenza perdessero la rappresentanza dei parlamentari, e qualsiasi rapporto con gli stessi.
Infine, le camere tornano a riunirsi : ci sarà un dibattito sulle comunicazioni del presidente del Consiglio. L’esame dei decreti legge, almeno . A chiederlo anche personalità politiche che in veste di ministri, ogni giorno , o più volte al giorno, comunicavano dai mezzi sociali che il motivo per il quale non ritenevano di recarsi nelle camere era che non avevano nulla da dire. E lo dicevano lì. Tornano a riunirsi : e chi può, si adoperi perché in quelle sedi i parlamentari non siano ridotti a fingere di lavorare nelle commissioni referenti fino a quando non perverrà da palazzo Chigi il maxiemendamento delle dimensioni di un lenzuolo , da guardare e non votare. Si adoperino, primi tra tutti ,i presidenti delle Camere .Evitiamo alle Camere ulteriori umiliazioni . Trattiamole bene.

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