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Giornata della Memoria. Appello di Kethane per il riconoscimento della minoranza rom e sinta

 

Riconosciamo la minoranza rom e sinta, riconosciamo il suo sacrificio, riconosciamo la dignità della sua storia, della sua cultura, riconosciamo il suo diritto a far parte da pari a pari della società, in una convivenza pacifica che porti riconciliazione e chiuda le ferite di una storia dolorosa.

ll 27 Gennaio 1945 quando l’Armata Rossa ruppe i cancelli di Auschwitz tra i circa 7000 sopravvissuti trovò  solo 4 “zingari”; tutti gli altri erano stati eliminati con la liquidazione dello “Zigeunerlager”, il “Lager degli zingari”, nella notte tra il 2 e il 3 Agosto del 1944.

Il 27 Gennaio è il Giorno della Memoria. Memoria del crimine più inumano che l’essere umano ha perpetrato nella sua storia: annientare l’altro perché di una razza diversa e perciò inferiore. Lager nazisti e campi di internamento fascisti unirono quindi il popolo ebreo e il popolo romanì nello stesso destino: il genocidio che doveva portare alla purificazione della “razza superiore” eliminando le “razze” impure, l’ebrea e la “zingara”.

Oggi però nel Giorno della Memoria, nella legge che lo istituisce, nelle iniziative che devono mantenere viva la memoria di quello che non deve più accadere, non si ricorda lo sterminio di oltre 500.000 rom e sinti. Sterminio che, nonostante la maggior sensibilità di una parte della politica e delle iniziative civili, non fa parte della coscienza e del rimorso collettivi. Chiusa la breve parentesi del 27 Gennaio, rom e sinti tornano a essere la minoranza discriminata ed emarginata, buona solo per gli imprenditori della paura e del razzismo.

Oggi, nel mondo che cambia per la spinta di fenomeni migratori inarrestabili, per le reazioni difensive della società e della politica, antisemitismo e antiziganismo riprendono forza in Italia e in Europa con forme di aperta intolleranza. I due destini sembrano così ricongiungersi e trovare le ragioni di condividere un comune impegno di fronte all’attuale catena di pregiudizio che colpisce la comunità ebraica e relega rom e sinti ai margini sociali e civili della società.

Oggi ricordare il Porrajmos non è sufficiente se non viene riconosciuta la condizione di minoranza storico-linguistica di rom e sinti. I 150.000 rom e sinti italiani rappresentano la più grande minoranza nazionale, presente in Italia sin dal 1400, ma sono esclusi dalla legge che nel 1999 ha riconosciuto le minoranze linguistiche presenti sul territorio italiano.

La nostra Costituzione indica nel riconoscimento delle minoranze (art. 6) e nel diritto all’eguaglianza senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art. 3) il fondamento di una società compiutamente democratica e giusta. Il riconoscimento dello sterminio e il riconoscimento della minoranza storico-culturale rom e sinta sono quindi condizione necessaria per l’inclusione a pieno titolo di diritti e doveri della comunità rom e sinta nella società; per contrastare antichi  pregiudizi e recenti strumentalizzazioni che in quel mancato riconoscimento trovano se non alimento una giustificazione; per porre fine a una discriminazione patita quotidianamente con l’esclusione dalla vita sociale e civile e, oggi, anche con atti di intolleranza violenta.

Riconosciamo la minoranza rom e sinta, riconosciamo il suo sacrificio, riconosciamo la dignità della sua storia, della sua cultura, riconosciamo il suo diritto a far parte da pari a pari della società, in una convivenza pacifica che porti riconciliazione e chiuda le ferite di una storia dolorosa.

Qui si può firmare l’appello 

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