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Il pdl Fornaro sulla riforma della Governance Rai. Tra il sistema societario duale ed il sistema ideale

 

In questi ultimi tempi si è riaperto il dibattito sulla governance RAI e si succedono disegni e progetti di legge di riforma dalle varie forze politiche, nonostante l’ultima disciplina legislativa sia piuttosto recente, del 2015, e, quanto ad efficienza gestionale, istituisca un concentrato di poteri amministrativi in capo all’Amministratore delegato mai visti prima.

Forse proprio a causa della sperimentazione nelle due ultime gestioni di un così vasto carico in capo ad un unico soggetto delegato, si sta tornando all’idea di un ruolo amministrativo più distribuito, anche al fine di diversificare gli interlocutori aziendali con le sedi istituzionali, geneticamente connesse alla RAI.

Altra esigenza sempre sentita è quella di garantire e se possibile aumentare la distanza dall’esecutivo, poiché se è vero che il servizio pubblico deve rappresentare anche la maggioranza è anche vero che il più forte normalmente si rappresenta da sé e non ha alcun bisogno di essere in tal senso “aiutato”.

In ultimo vi è il rapporto con la politica da rivisitare. Ciò che differenzia il servizio pubblico radiotelevisivo dalle tv private non è la programmazione, ma il ruolo di rappresentatività della collettività nazionale che la televisione di Stato deve assicurare per mission ed istituto e che i privati non possono garantire neppure qualora lo volessero (poiché’ sarebbe pur sempre una rappresentatività privata, privata cioè di quella istituzionale connessione col corpo elettorale che invece caratterizza la Rai attraverso il cordone ombelicale con il Parlamento).

Si deve dire che il sistema societario di derivazione tedesca del sistema cd dualistico (Aufsichtrat e Vorstand), adottato anche in Italia a seguito della approvazione eurounitaria del modello di Società europea, appare perseguire meglio di altri lo scopo di migliorare le criticità che da tempo affliggono il servizio pubblico nazionale.

Anziché’ basato sul sistema Assemblea, CdA e Collegio sindacale (modello societario cd monistico o tradizionale) il sistema dualistico prevede una assemblea con compiti limitati, un Consiglio di sorveglianza con compiti di pianificazione e vigilanza, un Consiglio di gestione con compiti strettamente esecutivi.

Al di là dei tecnicismi giuridici, ciò che conta è la filosofia dei meccanismi societari.

Nel PDL Fornaro l’esigenza di aumentare la distanza dall’esecutivo è raggiunta dal riversamento di alcuni ruoli dell’assemblea (il Ministero dell’economia) al Consiglio di sorveglianza, rafforzato dal dato che la nomina dei relativi membri è sottratta al socio ed affidata per lo più ad organi parlamentari, ai dipendenti, al Consiglio dei Rettori accademici con drastico ridimensionamento del ruolo di incidenza del Governo.

Il necessario cordone ombelicale con il Parlamento, a garanzia del pluralismo, è rafforzato mediante la conferma del ruolo della Commissione di vigilanza parlamentare.

Nella stessa ottica il Presidente del Consiglio di gestione non dovrebbe però essere anche l’amministratore delegato, preferendosi deleghe mirate e di volta in volta assegnate a tutti i ridotti membri del Consiglio di gestione (in presenza di un Consiglio di gestione la mitica figura del “Capo azienda” perde di rilievo ed è anzi in contrasto con la prescrizione di diritto comune  necessariamente collegiale del Consiglio di gestione).

L’Art. 10 lett. f) del PDL prevede singolarmente che “la nomina del comitato di controllo interno, composto da tre membri del medesimo consiglio di sorveglianza, di cui due individuati dall’assemblea degli azionisti, tra i quali è scelto il presidente”, quindi poiché il Consiglio di sorveglianza è presente nel Consiglio di gestione (pur senza diritto di voto) in persona del Presidente del comitato di controllo e questi è scelto dall’Azionista e cioè dall’Esecutivo la domanda è legittima: Il socio Ministero dell’Economia uscito dalla porta grazie al sistema duale  rientra dalla finestra?

I commi 20 e 21 del PDL sono poi o un refuso o in contraddizione con l’intento del PDL, poiché è evidente che se lo scopo è quello di rendere autonomo dall’esecutivo il servizio pubblico, ma di riavvicinarlo all’alveo parlamentare, dei lavoratori, degli autori, della collettività nazionale, non ha alcun senso confermare le disposizioni della legge Gasparri sulla dismissione e privatizzazione della RAI.

In ogni caso, a prescindere dai suddetti “auspici” il PDL Fornaro si mostra pregevole nella fattura e nell’intento e se venisse approvato introdurrebbe le attese novità e sicuri miglioramenti nella Governance del servizio pubblico radiotelevisivo.

L’augurio è che non rimanga in un cassetto e giunga rapidamente in Aula per la discussione parlamentare.

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