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Diritti Umani. Immigrazione: “decreti sicurezza” ancora in attesa delle modifiche basate sulle perplessità espresse da Mattarella

 

Da oggi, Giornata mondiale dei Diritti Umani, è online per raccogliere le firme dei cittadini la lettera aperta di Radicali Italiani al Presidente della Repubblica: “ribadisca suoi rilievi nel discorso di fine anno”. Intanto da agosto nel Mediterraneo centrale è morta 1 persona ogni 47 giunte in vita sulle coste italiane.

Le chiediamo, Signor Presidente, di ribadire, durante il messaggio di fine anno agli italiani, la Sua richiesta di intervento a Governo e Parlamento sui decreti ‘sicurezza’ per far rientrare quanto prima il Paese nella legalità costituzionale e nel rispetto degli obblighi internazionali”. È un breve estratto della lettera aperta rivolta a Mattarella da Radicali Italiani, pubblicata oggi, nell’anniversario della firma della Dichiarazione universale dei Diritti umani, con l’invito ai cittadini a sottoscriverla (http://www.radicali.it/presidente).

Quattordici mesi. È il tempo trascorso da quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nell’atto di promulgare il cosiddetto decreto “sicurezza” – voluto dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini -, ha inviato una lettera contestuale al presidente del Consiglio dei Ministri. Quattro mesi, invece, sono quelli passati dalla lettera successiva, mandata ai presidenti di Camera e Senato e, di nuovo, al premier, in occasione dell’emanazione del “sicurezza bis”. Le comunicazioni contenevano significative osservazioni sulle norme introdotte in materia di asilo e immigrazione e sulle operazioni di ricerca e soccorso in mare, tuttavia nessun cambiamento ai testi di legge è stato ancora apportato.

“L’Italia deve garantire con le sue azioni la piena tutela dei diritti umani” dichiara Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali Italiani, in una nota diramata stamane. “Una questione che, proprio per la sua rilevanza e complessità, deve essere indirizzata quanto prima e in modo sostanziale”.

“Al di là delle valutazioni nel merito delle norme che non competono al Presidente della Repubblica, – scriveva Mattarella nella missiva relativa al decreto ‘sicurezza bis’ – non posso fare a meno di segnalare due profili che suscitano rilevanti perplessità“. Rilevava, in particolare, alcuni aspetti critici relativi alle novità introdotte dal più recente testo di legge in questione, che hanno un effetto deterrente sulle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo condotte dalle organizzazioni non governative. Era l’8 agosto. Sono passati 124 giorni e l’“intervento normativo sulla disciplina in questione” indicato dal Presidente del Repubblica ancora non è avvenuto. Alla stasi del Governo su questo fronte, non è corrisposto l’arresto del flusso di persone in fuga dalla Libia che attraversa il Mediterraneo centrale: da allora sono 152 le persone che hanno perso la vita o sono disperse in questo tratto del Mare Nostrum secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i Rifugiati, basate su naufragi e incidenti dei quali le autorità sono a conoscenza. Un conto al ribasso, secondo il quale a morire in questo modo è 1 persona ogni 47 migranti e rifugiati che ce la fanno, se consideriamo che sulla nostra costa sono giunti in 7.215  stando ai dati del ministero dell’Interno (la cifra si riferisce al periodo che va dal primo agosto al 6 dicembre).

Un arco di tempo che per Parlamento e Governo non è stato sufficiente. Eppure a fine ottobre la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese affermava che “nel giro di poco” sarebbe stato affrontato “il problema”, rendendo il testo “conforme alle osservazioni che erano venute dal Quirinale”. E ai giornalisti che chiedevano se questo potesse accadere entro la fine del 2018, la Ministra rispondeva: “Penso di sì”.

“Per effetto dell’inerzia politica che immobilizza su alcuni temi il Governo, oggi siamo ancora in attesa delle necessarie modifiche ai testi di legge” dichiara Iervolino. Una situazione che per essere sbloccata richiede, secondo il partito promotore della lettera aperta, “un messaggio forte al Governo”. “Per questo chiediamo a Sergio Mattarella di ribadire i rilievi fatti sui ‘decreti sicurezza’ e di esprimersi sulla Libia in un momento di grande valore simbolico, nell’ambito del quale avrà l’occasione di raggiungere con le sue parole milioni di persone” prosegue il segretario di Radicali Italiani.

A oltre un mese dalla scadenza del termine entro il quale l’Italia si sarebbe dovuta esprimere nel caso in cui avesse voluto evitare il tacito rinnovo del memorandum triennale Italia-Libia, previsto per il 3 febbraio prossimo, i Radicali chiedono la sospensione di tali accordi e, ricordando la gravità delle violazioni che vengono perpetrate in modo costante nel paese, domandano al Presidente della Repubblica di ricordarle anche all’interno del suo discorso: “Sarebbe inoltre un segnale importante – si legge nella lettera – dedicare un passaggio alla situazione libica e alla necessità di arrivare al più presto a soluzioni che consentano a quel Paese di trovare finalmente una stabilità e mettere fine alle violenze cui sono sottoposte le migliaia di persone rinchiuse in condizioni disumane, richiamando al contempo al rispetto dei diritti inviolabili di ogni essere umano, come sancito dalle convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia”.

Quanto può l’Italia continuare a temporeggiare, quando sul piatto ci sono i Diritti umani?

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