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Perché un Europarlamento revisionista storico e un Presidente “travicello” equiparano nazismo al comunismo sovietico?

 

Un virus all’Alzheimer ha contagiato l’Assemblea plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo il 19 settembre scorso. 535 deputati (tra i quali i membri di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e PD, tranne qualche eccezione) hanno votato una “Risoluzione sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”, il primo documento ufficiale storico-revisionista dell’Unione che equipara il nazismo al comunismo, insieme imputati di aver originato la Seconda Guerra mondiale e colpevoli dei più orrendi crimini contro l’umanità, a 80 anni dallo scoppio di quell’orrore, che procurò circa 55 milioni di morti solo in Europa, dei quali 25 milioni furono Russi. Oltre ai 6 milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento nazisti.

In questo link riportiamo il testo integrale, pieno di strafalcioni storici, e infarcito di ambiguità, nell’intento di accaparrarsi consensi dall’estrema destra a settori del centrosinistra. http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2019-0021_IT.html.

Ma come nasce questo obbrobrio storico-filosofico-politico?

Il 12 Settembre il Presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, espresso dal PD, comunica che nell’Assemblea plenaria del 19, a Strasburgo, verrà discussa e messa ai voti una “Risoluzione su ingerenze esterne nel campo europeo”, criptico riferimento alle intromissioni attraverso i Social Network nelle campagne elettorali, e non solo, che si fanno risalire a settori russi.

Ma la Risoluzione in realtà risulta molto più complessa e articolata. E’ stata firmata soprattutto da europarlamentari lituani, estoni, lettoni, polacchi (in maggioranza), finlandesi, rumeni, ungheresi, aderenti al Partito Popolare, ai Liberaldemocratici, al gruppo dei Sovranisti ed Euroscettici di destra, oltre a 4 Democratici e socialisti. Unico italiano, l’esponente più autorevole di Forza Italia, già presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani (da giovane Vicesegretario nazionale del Fronte Monarchico Giovanile, da sempre alfiere del rientro dei Savoia in Italia, poi uno dei più fedeli al suo mentore Berlusconi, che lo fece portavoce nel suo primo governo).

La Risoluzione, dunque, riceve un vasto consenso, probabilmente perché al suo interno contiene “castronerie storiche”, miste a condanne ideologiche nei confronti del comunismo e dei paesi totalitaristi, senza mai nominare la Russia di Putin.

I falsi storici partono dal mettere sullo stesso piano il Nazismo e il Comunismo sovietico come i regimi totalitari che avrebbero originato la Seconda Guerra Mondiale, per spartirsi l’Est europeo. Si tralascia un particolare: che Hitler da sempre aveva l’ossessione proprio dell’Unione Sovietica, come nemico principale, e che orientò tutta la sua follia politico-militare per annientare sia gli Ebrei sia i bolscevichi.

La Risoluzione revisionista e antistorica con un colpo di spugna cancella le origini accertate e documentate della Seconda Guerra mondiale, per additare Germania e Russia come potenze totalitariste espansionistiche, che in realtà volevano impadronirsi della Polonia, Finlandia, Romania e dei 3 Paesi Baltici.

Agli inizi del ‘39 termina la Guerra Civile spagnola, dopo quasi tre anni, nella quale i sovietici si erano schierati con i Repubblicani, mentre la Germania nazista e l’Italia fascista avevano spalleggiato anche con squadriglie aeree le truppe golpiste del generale Franco. Finita la guerra, Gran Bretagna e Francia riconobbero il nuovo governo reazionario.

L’11 marzo 1938 i tedeschi invadono l’Austria, il cui governo filonazista non oppone resistenza. Lo stesso giorno la Germania proclama l’annessione dell’Austria alla Germania (Anschluss), ratificata il 10 aprile ‘38 con un Plebiscito farlocco. Le democrazie occidentali non intervengono.

Il 30 Settembre del ‘38 con la Conferenza e l’accordo di Monaco i Primi ministri di Francia e Gran Bretagna, Daladier e Chamberlain, Hitler e Mussolini sentenziano in pratica lo smembramento della Cecoslovacchia, consegnando ai nazisti i Sudeti. Tra il Novembre del ‘38 e il Marzo del ‘39, La Polonia e l’Ungheria si annettano altre parti confinanti della Cecoslovacchia. Il 13 marzo ‘39 le truppe naziste occupano Praga. Dalle Cancellerie occidentali, che pure si erano felicitate per quell’accordo scellerato, non venne nessuna reazione concreta.

Chamberlain e Daladier erano stati accolti nelle rispettive capitali con entusiasmo come se avessero scongiurato un nuovo conflitto europeo. L’unico a criticare quell’intesa, prevedendo invece future tragedie, fu Winston Churchill (lo stratega che riuscì a creare la grande alleanza antinazista tra gli occidentali e Stalin, che portò alla vittoria su Hitler), che il 5 ottobre arringò contro Chamberlain e Daladier, ai Comuni di Londra: “Dovevate scegliere tra la guerra e il disonore. Avete scelto il disonore e avrete la guerra”.

Si arriva così all’incriminato Accordo Molotov-Ribbentrop, siglato il 23 agosto del ‘39 tra nazisti e sovietici per non aggredirsi e rafforzarsi alle due frontiere della Polonia. Il Primo Settembre con la “Blitzkrieg” Hitler invade la Polonia, che si arrenderà il 6 ottobre seguente. Il 17 settembre anche la Russia di Stalin occupa i territori confinanti polacchi. E’ lo scoppio ufficiale della guerra mondiale, dichiarata il 3 settembre da Francia e Gran Bretagna.

Churchill aveva, purtroppo, previsto tutto!

La svolta di quella orrenda guerra si ebbe, a detta di tutti gli storici ed esperti di strategia militare, il 2 Febbraio del 1943, quando le truppe tedesche accerchiate e stremate da 7 mesi di scontri, al comando del Feldmareciallo Paulus si arresero, dopo la spaventosa battaglia di Stalingrado. Oltre un milione e mezzo di morti. A quel punto Hitler non fu più “invincibile” e anche sul fronte occidentale cominciò a sgretolarsi il Patto di Acciaio.

Che sia una sorta di vendetta storica revisionista, portata avanti soprattutto dal governo della Polonia, al quale si sono aggregati altri paesi, che conobbero le armate sovietiche durante la guerra e l’oppressione del Patto di Varsavia poi, come Finlandia, Estonia, Lituania, Lettonia e Romania, lo si evince anche dalle ricorrenze che si intenderebbero far celebrare in tutta Europa. La prima, il 25 Maggio, come “Giornata internazionale degli eroi contro il totalitarismo”: in memoria dell’eroe polacco, il capitano Witold Pilecki, che si fece internare ad Auschwitz, da dove fece uscire il primo rapporto sulle atrocità della Gestapo e da cui riuscì a fuggire; poi, organizzatore della resistenza contro le truppe sovietiche nel dopoguerra, fu imprigionato, torturato e giustiziato quel giorno a Varsavia. L’altra, il 23 Agosto, come “Giornata europea di commemorazione delle vittime dei regimi totalitari”, ovvero lo stesso giorno in cui ricorre la firma del Patto Molotov-Ribbentrop.

La storia piegata alle esigenze politiche di governi sovranisti e conservatori che si oppongono a qualsiasi apertura di dialogo con la Russia di Putin e che, in accordo con Trump, sono favorevoli al mantenimento delle sanzioni contro Mosca, dopo le tensioni armate con l’Ucraina e la riannessione della Crimea.

Questi “smemorati di Strasburgo” neppure si sono ricordati del giudizio fornito dal Papa polacco Giovanni Paolo II, contenuto nel suo libro autobiografico “Memoria e Identità” del 2004 (lui che aveva vissuto l’occupazione nazista, lo sterminio di 3 milioni di ebrei polacchi e la tirannia comunista del regime filo-sovietico), per cui il comunismo fu un male in qualche modo necessario al mondo e all’uomo, mentre il nazismo fu un male assoluto.

Secondo Papa Wojtyla: “Nel primo dopoguerra, fu subito chiaro che il comunismo sarebbe durato per un tempo molto più lungo di quello nazista. Ciò che veniva fatto di pensare era che quel male fosse in qualche modo necessario al mondo e all’uomo…in certe concrete situazioni dell’esistenza umana il male si rivela in qualche misura utile: utile in tanto quanto crea occasioni per il bene”. Quanto al nazismo, Giovanni Paolo II precisava che all’epoca “la reale dimensione del male che imperversava in Europa non fu percepita da tutti, nemmeno da quelli come noi che vivevano al centro di quel vortice…per lungo tempo l’occidente non volle credere allo sterminio degli ebrei. Neppure in Polonia si sapeva tutto su ciò che i nazisti avevano fatto e facevano ai polacchi”.

Ma di fronte a questa manipolazione della memoria storica, neanche il figlio di un resistente cattolico fiorentino, amico personale di Giorgio La Pira, come David Sassoli, giornalista, proveniente dalle fila dei giovani democristiani e oggi presidente dell’Europarlamento, si è minimamente discostato, come invece hanno fatto alcuni suoi colleghi europarlamentari del PD, tra i quali Massimiliano Smeriglio e Pierfrancesco Majorino. La sua dichiarazione rilasciata per confutare le critiche di Liberi e Uguali lascia interdetti, stupefatti per il richiamo ad episodi che nulla hanno a che fare con il senso della Risoluzione e che non tiene conto neppure del contesto storico: Noi non vogliamo che tornino Paesi in cui le libertà fondamentali siano compromesse, ricordiamoci che quarant’anni fa, a Praga, che è casa nostra, arrivavano i carri armati. Ci sono stati nella storia del Novecento dei fenomeni che non hanno consentito a tante persone di godere delle libertà. Nei Paesi europei, in particolare. Ecco il riferimento a quella risoluzione”.

Nell’ Ungheria del 1956 e nella Cecoslovacchia del 1968, furono governanti comunisti a chiedere a gran forza la libertà da Mosca. E il movimento comunista europeo, in seguito a quelle due tragedie evolse verso una critica nei confronti del “comunismo sovietico”, diventando una forza europeista, democratica e riformista, riavvicinandosi alla grande famiglia socialdemocratica. Poi venne il 1989 e con il Muro di Berlino crollò anche l’ultimo baluardo simbolico ed etico del comunismo sovietico.

Giustamente preoccupata l’Anpi, che certo non può essere tacciata di simpatie sovietiche, secondo la quale: “In un’unica riprovazione si accomunano oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori, per di più ignorando lo spaventoso tributo di sangue pagato dai popoli dell’Unione Sovietica (più di 22 milioni di morti) e persino il simbolico evento della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata rossa. Davanti al crescente pericolo di nazifascismi, razzismi, nazionalismi, si sceglie una strada di lacerante divisione invece che di responsabile e rigorosa unità”.

Forse sarebbe meglio che quel documento fosse ripreso in mano dal Presidente Sassoli e cassato. A meno che lui stesso non prenda le dovute distanze da questo atto di revisionismo storico, senza precedenti.

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