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Mitra e crocifisso

 
Mitra e crocifisso. Forse non piacerà al primo gesuita fatto Papa nella storia e primo a farsi chiamare Francesco, accusato di essere un po’eretico, come era successo al poverello d’Assisi perché predica la fraternité e anche l’egalitè , ma è una coppia tanto blasfema quanto vincente.
L’alleanza tra religione e politica è antica quanto il mondo.

E’ ancora ben radicata nell’Islam, nelle chiese ortodosse d’oriente, nel Regno Unito, dove la regina è anche a capo della chiesa anglicana, e negli Usa, dove il presidente, al suo insediamento, giura sulla Bibbia. Non è raro, anche se blasfemo, che la politica un giorno imbracci il mitra e l’altro baci il rosario. E funziona. Funziona alla grande in questa Italia disorientata e con poca memoria, alla quale manca solo un decreto legge che introduca, almeno come ipotesi, il “terrapiattismo” nelle scuole. Il mitra, che è la versione moderna della spada dei signori feudali e del potere temporale della chiesa, e il crocifisso, che è stato un segno rivoluzionario, esprimono, ciascuno a suo modo, la stessa voglia di sicurezza e di salvezza, per sentirsi protetti dalle intemperie delle vita, dai pericoli, veri o percepiti, del corpo e dell’anima.

Questo è stato solo un tassello della straordinaria e spregiudicata abilità comunicativa di Matteo Salvini, che ci ha inondato di Paroli_Ostili e di sorrisi e alle ultime elezioni ha fatto raddoppiare i voti della “sua” Lega, il più antico e ora primo partito in Italia, che si insinua prepotentemente nelle ex regioni rosse e anche nel Sud, dove i “terroni”, per anni insultati e denigrati, lo votano sempre più volentieri. Eppure, anche se mitra e crocefisso -forse- servono a vincere le elezioni, non bastano per governare l’Italia e non basteranno preghiere e minacce per raddrizzare una situazione economica che sta precipitando. Lo spread, raddoppiato rispetto lo scorso anno, non è una congiura pluto-giudaico-massonica, ma la misura della sfiducia dei mercati, ai quali dobbiamo pagare gli interessi per il nostro pauroso debito pubblico, a causa della litigiosa instabilità permanente del nostro governo. Intanto l’economia ristagna e i debiti aumentano, mentre Matteo Salvini promette di prendere a testate, e “vedremo chi ha la testa più dura”, i burocrati europei, che segnalano banalmente i pericoli di un debito eccessivo. Il M5S è stato dimezzato, ma ha salvato il principale responsabile della sua clamorosa sconfitta, e così aumenta l’incertezza politica, perché le elezioni europee hanno regalato a Salvini almeno tre possibili maggioranze.

Quella attuale, litigiosa e piena di contraddizioni; una più risicata ma determinata e compatta di estrema destra, con Fratelli d’Italia; una clamorosamente ampia e vincente con tutto il centro destra, compreso Berlusconi, anziano combattente ormai quasi rassegnato a cedere lo scettro del comando. Matteo Salvini potrebbe andare subito all’incasso, ma preferisce che il cerino delle elezioni anticipate bruci nelle mani del M5S. Il vero problema, però, è chi farà la nuova finanziaria, stritolata dalle promesse elettorali, dal previsto e sempre negato aumento dell’Iva, e l’aumento fuori controllo di un debito pubblico che sta diventando sempre più mostruoso. A questo punto è francamente curioso che gli italiani siano più spaventati dai migranti che da un debito pubblico che rischia di schiacciare il futuro di figli e nipoti. Matteo Salvini, “dominus” incontrastato della politica italiana, sorride soddisfatto ed ha innescato una sorta di silenzioso colpo di stato, arrogandosi i poteri dei ministri dell’Economia, della Difesa, dei Lavori Pubblici, occupando a giorni alterni anche la poltrona di Primo ministro, tra le flebili precisazioni del titolare formale. L’unico argine, visto che l’opposizione ha una voce troppo flebile, per il momento è il Presidente della Repubblica, che, con la Costituzione in mano, ci difende davvero e ricorda a tutti che “Libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti”. Ma questo era vero quando la terra era rotonda.

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