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Cartucce e benzina contro il direttore del Parco Nazionale del Circeo. La criminalità alza la testa

 

“Qui lo Stato è presente” titola il quotidiano”Latina Oggi” .”Dove c’è lo Stato non c’è spazio per la criminalità”, afferma il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa che  ha partecipato a una riunione d’urgenza convocata dopo il ritrovamento del liquido infiammabile e delle cartucce calibro 12 all’esterno della sede del Parco del Circeo.
Il giorno dopo, oggi, tutto sembra tornato alla normalità: le indagini avviate, il sostegno del Ministro al direttore del Parco Paolo Cassola e ai Carabinieri forestali, le strette di mano con le rappresentanti delle Istituzioni, Questura, Prefettura e Amministrazione comunale di Sabaudia. Da indiscrezioni giornalistiche pare sia abbastanza chiaro il quadro investigativo. Si supppone che si arriverà presto agli autori del grave atto di intimidazione. Così si sussurra tra gli addetti ai lavori.
Il fatto è che aver cercato di incendiare la sede del Parco Nazionale del Circeo, il Parco più antico d’Italia, e aver lasciato una busta con le cartucce calibro 12 all’indirizzo del Comandante dei Carabinieri Forestali appare come un annuncio di nuove alleanze sul territorio.
Il Parco ha rappresentato in questi ultimi dieci anni un caposaldo di legalità ed è stato difeso all’unisono da rappresentanti di ogni schieramento politico. Nel 2009 Stefania Prestigiacomo, Ministro dell’Ambiente andò contro il collega di partito Armando Cusani, allora Presidente della Provincia di Latina, che voleva trasformare il lago di Paola in un porto per barche di 40 metri.
Una difesa sostenuta da dieci anni di ambientalismo crescente e di consapevolezza del valore del patrimonio paesaggistico e archeologico in un Paese come l’Italia la cui economia si regge prevalentemente sul turismo.
Ma il Parco del Circeo attende da dieci anni che la Regione licenzi lo strumento di pianificazione del territorio costituito dal Piano del Parco che ,per legge, andrebbe varato in tempi brevi al fine di consentire la pianificazione urbanistica dei Comuni presenti all’interno dell’area protetta.
E questi ritardi sul territorio si trasformano in una unica realtà che converte la lentezza della pubblica amministrazione in sacche di abusivismo.
E dunque la presenza dello Stato per allontanare gli appetiti criminali andrebbe vissuta e percepita ogni giorno in ogni singolo atto amministrativo.
Attualmente il Parco non ha Presidente perché quello designato dal Ministro non ha avuto la ratifica parlamentare. E’ un generale dei Carabinieri in pensione che attende di essere nominato nel limbo creato dalle diatribe del Governo gialloverde. Intanto il lago di Paola che costituisce gran parte dell’area del Parco e soprattutto quella fruibile dai turisti, è stato scelto per la prima prova della Coppa del Mondo di Canottaggio. Si è capito che l’antica valle da pesca ha preservato l’ambiente per consegnarlo ad attività compatibili. Arriva dunque una nuova economia, sulla carta priva di pericoli che però sicuramente attira l’attenzione dei vari prestanome che si aggirano in provincia di Latina con le borse piene di denaro da riciclare. E che questi soggetti ci siano e che hanno occupato ogni interstizio del sud pontino lo sanno anche le pietre. Arresti per discariche abusive, perquisizioni in studi di affermati professionisti a Latina non sono che gli ultimi eventi di una storia che va avanti lentamente ma che procede da decenni. Una storia criminale che lega n’drine, camorra e mafia siciliana, famiglie d’onore che usano gli zingari legati ai Casamonica per le operazioni di manovalanza. La parte raffinata affidata alle decine di colletti bianchi che ogni giorno tengono in piedi gli affari nell’edilizia, nella gestione dei rifiuti, nella succulenta partita dell’agroalimentare . Nomi ricorrenti che si legano alle vicende romane a filo doppio. Stadi per le partite di calcio, centri commerciali. Qui una economia è già saltata negli anni ’80 mettendo in ginocchio tutti i seri costruttori e imprenditori e non si è risollevata dopo Mani Pulite.
La Cassa per il Mezzogiorno ha finanziato imprese aperte e chiuse, multinazionali che hanno anticipato di decenni l’attuale delocalizzazione delle piccole e medie industrie. La continua trasformazione ha favorito gli stanziali: i mafiosi. Loro sono rimasti sempre presenti. Capaci di legarsi di volta in volta ai nuovi gruppi di potere. Questi ultimi sempre più inconsapevoli della loro patinata insussistenza. Una storia di banditi prerisorgimentale, divenuti professionisti del crimine dopo l’avvento della droga.
Se lo Stato vuole esserci, ed è auspicabile, deve dotarsi di memoria. La guerra di mafia è guerra. Ha segnato la nostra vita e ha lasciato i morti, quelli uccisi e quelli “suicidati”. Fedele Conti, don Cesare Boschin e forse altri sui quali le indagini non sono ancora aperte e forse non si apriranno mai. Lacrime e disperazione in una provincia dove la crisi della magistratura si è manifestata con il caso del giudice Lollo e dove le imprese più che incendiate e costrette al pizzo sono state acquisite attraverso fallimenti pilotati, aste giudiziarie condizionate. Un business che il Parco ha tenuto lontano da sè, quasi fosse un territorio diverso quello della provincia di Latina da quello del Parco del Circeo. E le denunce anche fatte dall’autrice di questo articolo a partire dal 2007 sono rimaste quasi sempre inascoltate.
Anche quella lanciata dalla trasmissione Annozero il 5 novembre del 2009 dal canale romano di Torre Paola, nel collegamento televisivo con Sandro Ruotolo :” i casalesi sono qui!”.
La trasmissione fu vista da sei milioni di persone. Memoria corta da richiamare oggi. I casalesi erano qui, sono qui e l’avere osato oggi dare un segno di attacco al Parco è l’evidenza che si sono inseriti nel tessuto economico. Il “basso” che si collega con il livello “alto”. E nel 2020 c’è la Coppa del Mondo di canottaggio. Come ha affermato un signore non proprio rassicurante nei giorni scorsi “arriva ‘o bisiness “.

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