Giornalismo sotto attacco in Italia

“Imbavagliati”, successo dell’XI edizione. Sold out gli incontri con giornaliste e testimoni

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Napoli – Kabul, il ponte per i diritti delle donne resterà aperto anche oltre il successo della tre giorni di Imbavagliati, decima edizione del festival   internazionale di Giornalismo Civile, con eventi tutti “sold out” a Palazzo Serra di Cassano sul tema ‘Il silenzio delle Innocenti’.  “Da festival divenuto punto di riferimento contro ogni censura stiamo trasformandoci in una piattaforma attiva tutto l’anno. Vogliamo accendere stabilmente la luce sul dramma di troppe donne nel mondo, diventate invisibili nel loro orrore quotidiano, cancellate persino dai media. Questa edizione con le sue testimonianze ce lo ha indicato aprendo e rafforzando legami importanti tra Napoli città della pace e dell’accoglienza e paesi come Afghanistan, al quale abbiamo dedicato un focus, ma anche Congo, Messico, Ucraina, Siria”: è il bilancio della direttrice artistica Désirée Klain, ideatrice della manifestazione realizzata in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, con l’ODG, con la FNSI, SUGC Articolo21. 

Storie dimenticate che sono state narrate dalla voce di Ferzana Jafari, donne costrette ad indossare abiti maschili per poter lavorare e sfamarsi in un paese dove il suicidio è sempre più diffuso. “L’Afganistan oggi è una grande prigione dove sono state rinchiuse in isolamento milioni di donne senza futuro, speranza e dignità. E’ un territorio controllato da un gruppo terroristico. Non ci sono più corridoi umanitari neppure per curarsi. Oggi nessuno ne parla”.  Un impegno quello di raccontare “guerre dimenticate e diritti cancellati” sottoscritto da Barbara Schiavulli, premio Pimentel Fonseca 2026, honoris causa. “Giorni pieni abbracci e di amici ritrovati… e le donne afgane erano lì, come persone, vive, reali, resistenti. Difendere il giornalismo indipendente e civile non dovrebbe essere un atto eroico, ma una priorità collettiva”, nota sottolineando che Imbavagliati “è uno di quei festival che meriterebbero più sostegno”. 

Tra gli ultimi contributi al festival quello del giornalista e scrittore esperto di censura Marco Cesario, che ha analizzato, nel suo report “Giornalisticidio in Libano: bombe e proiettili contro la parola libera”, l’eliminazione sistematica dei giornalisti da parte dell’esercito israeliano nel corso delle operazioni militari contro Gaza e Sud del Libano. La storia di “Matilde: una madre dimenticata”, è stata raccontata dall’avvocata Elena Coccia e l’autrice Chiara FreddiMatilde Sorrentino di Torre Annunziata fu uccisa nel 2004 dopo aver denunciato abusi nella scuola del figlio, un omicidio ricostruito da un’inchiesta pubblicata da “Confidential”. Di femminicidio e lessico giornalistico, hanno parlato Graziella Di MambroTitti Improta e Nunzia Marciano. La regista Giuliana Boni, ha presentato il corto “Dolly Make Up”, sostenuto dalla CPO della Campania contro la violenza sulle donne. Sei minuti e trentaquattro secondi per smascherare il dolore e per rispondere alla domanda: fino a che punto tolleriamo la violenza e non la riconosciamo più? Chiusura con la testimonianza di Mirella La Magna, fondatrice del Gridas, un immobile abbandonato e successivamente trasformato in un presidio culturale noto per il Carnevale di Scampia. La Corte d’Appello, nel novembre 2025, ha confermato lo stato di “occupazione senza titolo” e ordinato il rilascio, una sentenza che ignora una realtà costruita in decenni di gratuità e impegno senza richieste di finanziamenti pubblici.

Il Festival si era aperto con l’anteprima del manifesto artistico e inno alla pace il brano «Esperanto (Help Me)», scritto dal percussionista napoletano Tony Esposito con l’importante contributo di Moni Ovadia, attivista e cantautore italiano di origine bulgara e Baba Sissoko, musicista maliano, coarrangiato con il produttore e musicista Sasà Flauto. La decima edizione del Premio Pimentel Fonseca è stata consegnato alle giornaliste Leila Sarwari (Afghanistan) e honoris causa a Barbara Schiavulli (Italia), entrambe impegnate nella difesa dei diritti delle donne e dell’informazione indipendente. A ritirare il premio di Sarwari, Ferzana Jafari, giornalista afghana, attivista e artista. La giornalista congolese Miphy Buata Eleke ha raccontato invece censure e bugie del regime in epoca pandemica nella Repubblica Democratica del Congo e l’attivista messicana Kena A. Megan, ha parlato invece delle sparizioni forzate, piaga del suo paese.  Ospiti anche il giornalista campano Mimmo Rubio, a cui un movimento parlamentare e civile ha contribuito a ripristinare la scorta, e Giuseppe Giulietti, Coordinatore nazionale di Articolo 21, che ha ricordato la necessità, da parte dei media internazionali, di non tacere sul genocidio in corso a Gaza. Una giornata è stata dedicata a libri e reportage con il reading musicale “La parola negata: Donne che leggono Donne”, curato dalla giornalista Mariarosaria Sciglitano con attiviste, professioniste e artiste da tutto il mondo. Tante le presentazioni di libri con gli autori Mirella ArmieroVincenza AlfanoAsmae Dachan e Stefano CorradinoPaolo Siani, fratello del giornalista assassinato Giancarlo Siani e componente del Tavolo per l’infanzia e l’adolescenza del Comune di Napoli ed Elena Cimmino, avvocata e vice presidente di “Carcere possibile onlus” hanno discusso sul tema Mai più bambini innocenti in carcereMassimo Congiu, giornalista e storico, autore del volume di Micromega Dei delitti e delle pene, è intervenuto sulle principali problematiche carcerarie.

       


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