Rai, l'”editto Lerner” e la lotta partigiana

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UsigRai e Fnsi: «Dopo aver deciso il presidente della Rai, il vice presidente del Consiglio dei Ministri e ministro dell’Interno vuole decidere anche i palinsesti»

«E così dopo il risultato elettorale, Matteo Salvini lancia l’Opa sull’Amministratore Delegato della Rai a colpi di editti. Dopo quello su Fabio Fazio, ora arriva quello su Gad Lerner e il nuovo attacco al Tg1. Dopo aver deciso il presidente della Rai, il vice presidente del Consiglio dei Ministri e ministro dell’Interno vuole decidere anche i palinsesti», questo è l’incipit del comunicato stampa lanciato stamane dal sindacato dei giornalisti Rai – UsigRai (segretario Vittorio Di Trapani) e dalla Federazione nazionale della stampa italiana – Fnsi (segratario Raffaele Lorusso e presidente Giuseppe Giulietti), dopo le dichiarazioni lanciate ieri in un video trasmesso in diretta su facebook dal ministro degli interni Matteo Salvini,nel quale si affermava: «Lerner torna in Rai, e la controllerei io….» lamentandosi per il ritorno in tv di Gad Lerner e ha proseguito, «se la Rai del cambiamento passa dal ritorno in video di Gad Lerner … e Fazio e Saviano e Gad Lerner (manca solo Santoro) […] mi limiterò a chiedere (all’amministratore delegato della Rai, ndr) quanto costa, quanto prende, con quanta gente viene a lavorare», ha declamato Salvini. «Ci auguriamo – prosegue il comunicato dell’UsigRai – che l’Ad Fabrizio Salini e il Consiglio di Amministrazione riunito oggi diano dimostrazione di autonomia dalla politica respingendo al mittente il nuovo editto sovranista. Questo ennesimo tentativo di ingerenza nella gestione della Rai – Servizio Pubblico, conferma l’inadeguatezza assoluta di una legge che sottomette la governance ai governi di turno».

Stamane, Gad Lerner, scegliendo di non entrare nella polemica che lo ha investito, ha  invece presentato (presso la sede nazionale dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia – Anpi, che dalle 14 metterà sul sito un video esplicativo http://www.anpi.it/), l’iniziativa realizzata grazie alla collaborazione di tanti giovani operatori e giornalisti, come Marta Cosentino, un neonato progetto dell’associazione partigiana: un archivio storico digitale coordinato proprio da Lerner insieme a Laura Gnocchi. Il progetto ha raccolto e metterà a disposizione le video-testimonianze delle partigiane e dei partigiani viventi. «L’intento – ricordano Andrea Liparoto, responsabile della comunicazione dell’Anpi e della presidente dell’Anpi, Carla Federica Nespolo– è quello di dare forma ad un memoriale vivo e condiviso, e al tempo stesso di fornire un’importante documentazione ai ricercatori e un moderno strumento di conoscenza storica e democratica alle nuove generazioni. Qualcosa di più, quindi, di un monumento celebrativo. Si tratta – proseguono – di una grande operazione culturale per rinnovare nel tempo la consapevolezza che la Resistenza costituisce un passaggio decisivo per la costruzione della convivenza civile e per instillare nella coscienza delle italiane e degli italiani l’imprescindibilità dei valori di libertà, umanità e giustizia».

Lerner, prendendo la parola, ha detto: «Questo lavoro è nato congiuntamente con l’Anpi grazie al lavoro volontario di giornalisti, operatori, ricercatori e costituisce un documento prezioso. Il mio auspicio è quello che un giorno possa sorgere un “luogo” in Italia, un “monumento”, dove chiunque voglia possa inserire su una tastiera un nome, una data, per raccogliere facilmente tutte le informazioni legate alla nostra storia e conoscere i volti della nostra resistenza partigiana. Le prime video-interviste sono un assaggio, il lavoro sarà lungo e faticoso. L’Anpi coordinerà il lavoro e lo supervisionerà – prosegue Lerner – , ma vi posso dire che quest’estate saranno disponibili almeno un centinaio di testimonianze». Incalzato ovviamente dalle domande dei giornalisti sui recenti fatti di cronaca e sul nuovo «editto» Lerner ha affermato, «ritengo fuori luogo rispondere in quest’occasione. Mi limito a dire che la Rai, grazie al cielo, è di tutti, non di coloro che la ritengono una cosa propria»


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