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Si ergevano a paladini dei diritti femminili contro le aggressioni attribuite agli stranieri. Arrestati per stupro due militanti Casapound

 
Francesco Chiricozzi, fascista doc e consigliere di CasaPound di Vallerano, in provincia di Viterbo, prima che fosse arrestato per aver partecipato allo stupro di gruppo avvenuto durante una festa privata, scriveva frasi di fuoco sullo suo profilo Facebook contro gli immigrati di colore coinvolti in fatti di violenza. Lo aveva fatto con la vicenda della ragazzine morta di overdose a Roma dopo essere stata violentata e in quella occasione aveva avuto gioco facilissimo: il violentatore era sporco, nero, cattivo, feroce e spacciatore di droga ad una minorenne.  Adesso chi scriverà di lui? Ma, soprattutto, cosa dirà lui dopo essere stato ritenuto uno dei responsabili dello stupro di gruppo in danno di una donna di 36 anni che era stata invitata ad una festa privata organizzata da simpatizzanti di Casapound?
Era una trappola, una scusa per violentarla. Prima le hanno offerto da bere alcolici, per stordirla, poi hanno cercato di avere un rapporto sessuale e quando la vittima si è rifiutata l’hanno picchiata e violentata a turno per ore, filmando tutto. I video, con immagini che gli investigatori hanno definito terribili, sono state ritrovate sui cellulari degli indagati.
Colpisce la giovane età degli arrestati: Francesco Chiricozzi ha 21 anni, l’altro, Riccardo Licci ne ha 19. Entrambi militano in CasaPound l’associazione di estrema destra per la quale avevano diffuso le immagini sui social con cui accostavano gli immigrati alla violenza sulle donne e loro stessi si ergevano a paladini dei diritti femminili contro le aggressioni attribuite agli stranieri.
Come prevedibile questa brutta storia di Viterbo, l’ennesima che ha come vittima una donna, ha resuscitato la vecchia ricetta della punizione con castrazione chimica, subito rimessa in pista dal Ministro Matteo Salvini, soluzione apprezzata anche da CasaPound che adesso si ritrova con due suoi militanti destinatari (potenziali) di una simile punizione. Nel dibattito sulle modifiche legislative ovviamente nessun riferimento, fino a questo momento, della necessità di incidere sulle basi culturali che portano a simili derive.

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