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In 200mila a Milano. “Gli avversari non sono gli immigrati, ma gli sfruttatori”

 

Oltre 200.000 persone si sono pacificamente riversate nel centro di Milano per dire forte e chiaro il cuore di ogni scelta politica è la persona, come lavoratore e cittadino. Gli avversari non sono gli immigrati, ma gli sfruttatori. Va combattuta la povertà, non i poveri. Il vero pericolo per la sicurezza dell’Italia sta nel lavoro impoverito e vilipeso da scelte politiche e legislative che, da diversi anni ormai, privilegiano la contrattazione atipica a quella collettiva nazionale, minando con i diritti sociali quelli civili e, con essi, le principali conquiste materiali e di libertà. Tante voci diverse si sono unite per riaffermare che la via d’uscita non è la contrapposizione tra gli sfruttati, che passa anche attraverso la discriminazione delle diversità culturali, ma la capacità di produrre tra loro organizzazione e solidarietà per rivendicare lavoro buono e non precarietà a vita, per costruire inclusione e non barriere, per superare il sistema economico attuale e perseguire la prospettiva dell’uguaglianza politica e sociale.

Così migliaia e migliaia di persone, supportate da centinaia di associazioni e dalle principali forze sindacali, hanno voluto portare per le strade di Milano la concretezza del proprio impegno quotidiano, fatto di atti tangibili, per smontare le narrazioni che soffiano sul fuoco dell’esclusione, dell’odio, delle paure. Narrazioni che, forse, possono pagare sul piano del consenso immediato, ma che rischiano di lasciare onerose cambiali sul futuro del Paese. Ma, appunto, in oltre 200.000 hanno voluto offrire, richiamandosi con forza ai valori della Costituzione antifascista e antirazzista della Repubblica democratica, una risposta massiccia a chi indica il nemico nel diverso, nel povero, nello straniero. Ora l’obiettivo dei promotori è dare continuità e capillarità alle iniziative. “Noi ci battiamo – ribadiscono – per il riscatto dei più deboli e per scelte radicalmente diverse da quelle compiute sino a oggi in materia di immigrazione, politiche di inclusione, lotta alle diseguaglianze e alla povertà”. Una sfida che impone l’urgente necessità un’azione incisiva pure in ambito europeo. “Vogliamo mobilitarci insieme per un’Italia e un’Europa più giuste e aperte – scrivono ancora – un’Europa nella quale venga sconfitta la spinta del neonazionalismo che porta nuove barriere, che fomenta la violenza, che fa del migrante un capro espiatorio. Noi siamo per un’Europa che voglia scommettere con convinzione su una rivoluzione delle politiche economiche, sociali e del lavoro a tutela di tutte le persone. Perché ciascuno di noi è prima di tutto persona. Noi vogliamo un Paese del quale tornare a essere orgogliosi senza dimenticare mai le grandi sfide di chi l’aveva immaginata, diversa, da come è oggi”.

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