Aprilia. Commercio illegale internazionale di erbicidi vietati per legge

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Tre braccianti stranieri spargono diserbante nella campagna profonda di Aprilia, due passi fuori Roma, al lato della Pontina tra fabbriche chimiche e serre. E’ un fine settimana di festa ma loro sono comunque al lavoro, buttano il concime e se ne vanno. Ma nel campo vicino alcuni produttori di miele locai si sentono improvvisamente male, provano un senso di fastidio alle vie respiratorie, alcuni hanno conati di vomito. Tutta l’aria attorno al campo su cui era stato gettato il fertilizzante era diventata irrespirabile, con un odore acre. Veleno. Non è la prima volta che accade una cosa del genere e gli abitanti della zona hanno dei sospetti, ritengono che i lavoratori stranieri abbiano usato glisofato, il cui utilizzo è stato vietato in Italia dal 2016 ed è dunque fuori dal circuito commerciale legale. Ci sono tracce di violazione perché la formula chimica del glisofato è riportata su alcune taniche rinvenute dopo che quei braccianti hanno lasciato il campo. Il glisofato è un potentissimo diserbante, bandito dal commercio perché estremamente dannoso per gli esseri umani. Se viene davvero usato in queste campagne a sud di Roma è certo che ci arriva tramite canali di commercio illegali. La prassi illegale dell’uso di pesticidi vietati in provincia di Latina e nelle aree ad alta vocazione agricola viene denunciata periodicamente dalle associazioni e dagli ambientalisti ma invano. Un’indagine sanitaria concreta sulle sostanze utilizzate nelle coltivazioni correnti non esiste. Ci sono invece indizi che arrivano proprio dalle malattie frequenti dei braccianti agricoli pontini che come si sa sono in larga parte stranieri.

“Il tema della salubrità dei luoghi di lavoro in agricoltura è drammaticamente urgente in questa zona. – dice Marco Omizzolo, il sociologo che da anni denuncia le condizioni del lavoro in agricoltura nell’agro pontino – Sono centinaia i braccianti indiani, e non solo, che ogni anno si rivolgono ai pronto soccorso e agli ospedali della provincia a causa dell’inalazione di pesticidi e non solo. Peraltro spesso queste sostanze vengono sparse senza alcuna protezione e le conseguenze sono drammatiche. Su questo aspetto sono necessari maggiori controlli e servizi adeguati altrimenti condanniamo lavoratori e lavoratrici a patologie gravi, a volte anche tumorali. Anche questa condizione rientra nella fattispecie del grave sfruttamento lavorativo nelle campagne pontine che pochi ottusi continuano a sottovalutare considerandolo marginale o solo lavoro grigio”. Adesso il fenomeno sta “sconfinando” nel senso che i malori vengono avveriti anche dalla popolazione che risiede o lavora nei pressi dei campi irrorari con pesticidi addirittura vietati per legge. E un’indagine sanitaria è diventata indispensabile. A latere è partita un’informativa della polizia avvertita dagli abitanti che hanno avuto problemi di respirazione.


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