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Quando Salvini sbaglia testimonial nella sua campagna contro Mimmo Lucano

 

I social danno la possibilità a tutti di poter condividere fatti e notizie che scorrono nel flusso magmatico della rete. Ciò che manca è la mediazione. Ossia qualcuno che possa far capire se di una notizia ci si può fidare in base all’autorevolezza di chi la pubblica, oppure è un qualcosa d’inventato. Il limite dei social resta proprio questo: quanto una notizia o un fatto è oggetto di verifica? Abbiamo visto scorrere, sempre nel flusso della rete, tantissimi “falsi”, le cosiddette “fake” che attraverso la maestria dei costruttori del “falso social” diventano notizie credibili. Tuttavia spesso l’inganno viene scoperto e diventa quasi un boomerang verso chi dà credito a quelle notizie e le rilancia per trarne un vantaggio, soprattutto in politica. Succede che sabato scorso a Riace in tanti si ritrovano per sostenere il sindaco Mimmo Lucano, ma soprattutto il modello d’accoglienza che da anni dà la possibilità a chi fugge da guerre, fame o persecuzioni di ricominciare una nuova vita. Sappiamo che tale modello è avversato dal centrodestra, in particolare Lega e Fratelli d’Italia, e parte del Movimento 5 Stelle. Gli attacchi a Lucano in questi ultimi anni non si sono mai fermati, forse perché Riace è un modello che argina tutti quei modelli corruttivi emersi in varie inchieste della magistratura. Il modello crea fastidio, non solo perché è possibile tracciare i fondi, ma soprattutto perché dimostra che l’accoglienza nei confronti di chi chiede aiuto è possibile con grande beneficio anche per le comunità locali. Tutto questo è un rischio altissimo per chi lo contrasta, perché decreterebbe la fine di una strategia politica che ha generato consensi. Ed allora ogni mezzo è lecito per denigrarlo, compreso quello di pubblicare nella propria pagina facebook l’intervista ad una persona che critica, facendolo passare per un despota, il primo cittadino di Riace. Lo ha fatto il Ministro dell’Interno che questa volta è rimasto lui stesso vittima di una “fake”. Già perché l’uomo intervistato nel video altri non è che una persona arrestata negli anni scorsi quale presunto affiliato ad una delle cosche della locride, personaggio che ha fatto da prestanome in società vicine agli uomini del clan e pare, secondo alcuni, che sia molto vicino alla lista “Noi con Salvini”. Inoltre ha fatto parte della giunta riacese prima dell’elezione di Lucano, mentre contemporaneamente gestiva un ristorante di proprietà del boss. Un ottimo testimonial per la campagna contro il Sindaco di Riace.

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